L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

venerdì 1 ottobre 2010

Don Elisée Ake Brou ieri clandestino, oggi prete

E' arrivato in Italia da clandestino, ha fatto vari mestieri: il posteggiatore, il lavavetri, il badante, oggi è un sacerdote. Si chiama Don Elisée Ake Brou. Una storia simile a quella di migliaia di immigrati alla ricerca di un futuro migliore in un paese straniero.

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Permesso soggiorno: nuovi disagi per gli immigrati

Continua a crescere il disagio per gli immigrati che chiedono il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno per via telematica perché, da diverse settimane, il software di Poste italiane per compilare le domande non funziona correttamente ed a causa di questo disservizio sono nate file interminabili agli sportelli dei Comuni. Ricordiamo che in virtù della convenzione stipulata tra il Ministero dell'Interno e Poste Italiane SPA a partire dall'11 dicembre 2007 le istanze di rilascio del permesso e carta di soggiorno devono essere presentate dall'interessato presso gli Uffici Postali abilitati e che da circa un anno è possibile richiedere il rilascio del permesso per via telematica in modo da accorciare i tempi ed evitare tutta la trafila burocratica.Il problema ‘tecnico’ occorso al software, tuttavia, non sembra rappresentare una novità. Da quanto si legge sul portale “Stranieri in Italia”, infatti, in passato il sistema si era già inceppato richiedendo spesso l’intervento dei tecnici che riuscivano, entro un paio di giorni, a risolvere l'inconveniente; nelle ultime settimane, in particolare dopo la fine dell’estate, questi problemi tecnici sono diventati sempre più frequenti e al momento la questione non sembra di immediata risoluzione. In una nota redatta dall’ Ancitel, la rete dei comuni italiani che supporta la pubblica amministrazione locale e che coordina tecnicamente gli sportelli dei Comuni, è stato informato il Ministero dell’Interno su tali disfunzioni e sugli effetti che queste stanno avendo. Molti operatori infatti, si legge sempre dal portale Stranieri in Italia, sono costretti a compilare le domande a mano, impiegando parecchio più tempo anche perché gli sportelli non sono in possesso dei moduli cartacei necessari e di conseguenza i cittadini stranieri sono costretti a recarsi prima presso un ufficio postale, tornare quindi allo sportello del Comune in questione per la compilazione, e recarsi infine nuovamente alle Poste per inviare il tutto.

A denunciare la situazione è anche l’Inca Cgil, Istituto confederale di assistenza attivo nell’ informazione, consulenza, tutela dei diritti previdenziali, sociali ed assistenziali.Sul sito dell’associazione si legge come, da diverse settimane, continuino a riscontrarsi interruzioni sul servizio che portano ad un allungamento spropositato dei tempi di attesa per il permesso di soggiorno; a farne le spese, come ovvio, migliaia di stranieri che rischiano di presentare la domanda oltre i tempi previsti dalla legge ritrovandosi catapultati quindi in una situazione di irregolarità ed illegalità.

fonte : www.laveracronaca.com/
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In Svizzera campagna contro italiani e romeni

La Svizzera punta il dito contro i lavoratori stranieri nel loro territorio e lo fa con una pubblicità che fa discutere.

I 45 mila lavoratori italiani in Svizzera, vengono stigmatizzati con tre ratti che personificano rispettivamente: Fabrizio, lavoratore che viene da Verbania ed è un piastrellista, il ratto romeno Bogdan, la cui professione non è specificata ma la mascherina sugli occhi e il sacco con la "refurtiva lasciano poco spazio all’immaginazione". Infine il ratto Giulio che di mestiere fa l'avvocato, è lombardo e gira con uno scudo su cui sono disegnante tre vette alpine (allusione evidente al Ministro Giulio Tremonti).


“Il trio di ratti” sta animando un gruppo su Facebook che di ora in ora sta aumentando il numero di iscritti; il che dimostrerebbe il crescente xenofobismo nel Canton Ticino contro gli italiani e non solo.

L’idea è nata dal titolare di un agenzia pubblicitaria locale, Michel Ferrise, che al giornale web Tio.ch non svela l’identità del mandante della campagna ma spiega che la scelta dei ratti è stata fatta perché “sono qualcosa di spregevole ma la nostra non vuole essere una lotta contro tutti, vogliamo solo dare più spazio a questo problema”.

Ecco dunque che nella già discussa campagna pubblicitaria, sono svelati tutti i timori dei lavoratori svizzeri: oltre al lavoro sottratto dagli italiani (il ratto piastrellista) anche i soldi scappano in Italia grazie allo scudo fiscale del ministro Tremonti (ratto con lo scudo che raffigura tre vette alpine) e infine l’aumento della criminalità rappresentato dal ratto romeno Bogdan che “ruba il formaggio”.

Il razzismo dilaga oltre le alpi , questa volta i padani sono ritenuti immigrati.
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Bonus bebé anche a stranieri , lo ha deciso il giudice

Il Comune di Tradate, in provincia di Varese, amministrato dal sindaco leghista Stefano Candiani, dovrà versare il bonus bebé da 500 euro anche alle famiglie dei bambini “iscritti all’anagrafe del comune stesso dal 2007 in poi” che “abbiano almeno uno dei genitori residenti a Tradate da almeno 5 anni”, ossia anche ai figli degli immigrati, che abbiano i requisiti richiesti.

Lo ha deciso il Tribunale di Milano, che ha respinto il ricorso presentato dal comune del Varesotto, che nel 2007 aveva deciso di non assegnare il contributo ai figli di immigrati per “tutelare gli italiani e chi si inserisce in Italia ottenendo la cittadinanza”.

Il giudice ha ritenuto discriminatoria la norma. Il sindaco ritiene però che la sentenza sia stata “spinta solo da motivazioni politiche”.
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Bledar Vukaj ucciso nel 2003 - omicidio senza indagini

Il caso di Bledar Vukaj, morto in circostanze non risolte il 25 marzo 2003.
Bledar era un ragazzo albanese , giocava a football americano. E stato ucciso e tutt'oggi la sua famiglia non ha avuto giustizia.

La mattina del 25 marzo 2003, alle porte di Casalmaggiore (Cremona), un pescatore ha trovato il corpo senza vita di Bledar Vukaj, 22 anni, promessa della squadra di football americano dei Phanters(squadra di Parma).



un articolo che ne racconta la storia


http://sdp80.wordpress.com/2010/07/02/bledar-vukaj-omicidio-senza-indagini/

Bledar Vukaj un ragazzo di 22 anni morto in circostanze tutte da chiarire. Dalle cronache del 26 marzo 2003: “Un cadavere sotto il ponte. Sembra un suicidio, ma l’omicidio non è escluso” Da subito dubbi, perché? Bledar era una promessa del football americano, giocava nella squadra dei Phanters, il giorno prima del suo ritrovamento era contento per un articolo con la sua foto su una rivista. Il 24 marzo uscito dal lavoro ha due incidenti. Lungo la via Emilia avrebbe eseguito un sorpasso azzardato: supera una Fiesta rossa e rientra repentinamente per il sopraggiungere di un veicolo nel senso opposto di marcia. Con questa manovra avrebbe urtato lo specchietto sinistro. Bledar chiama il suo dirigente Paolo Magri, questi dichiara: “Bledar si è fermato, ma l’autista della Fiesta si è avventato sulla Golf colpendo con pugni il finestrino, non reagisce e si allontana, ma viene seguito dall’autista della fiesta. Bledar arriva alla rotonda di Pontetaro, dopo averla imboccata urta con la parte anteriore sul lato sinistro una Fiat Palio che si è immessa senza aver rispettato la precedenza. Bledar scende ma è ancora inseguito e fugge ancora perdendo la targa che consente l’identificazione ai carabinieri di Fontanellato il cui intervento è stato chiesto dai due automobilisti. Da quel momento solo Paolo Magri parla con Bledar. I suoi genitori non lo sentiranno e non lo vedranno più. Non ci sono messaggi, neanche per una famiglia sarda disagiata che Bledar aiutava economicamente.

Le versioni dei due automobilisti collidono con le perizie dell’assicurazione e con le foto dei rilievi. La Fiesta rossa ha danni a destra, c’è un’ampia strisciata. Bledar ha danni sulla parte anteriore destra e non ci sono segni rossi né da una parte né dall’altra, inoltre in quella zona non ci sono guardrail o altri delimitatori. Non è chiaro nemmeno come i carabinieri risalgano all’identità di Bledar. Uno degli automobilisti dichiara che i carabinieri hanno chiamato con la radio mobile, mentre sul loro verbale dichiarano di essere venuti a conoscenza una volta rientrati in caserma. L’unica certezza poco prima delle 10 del 25 marzo una telefonata ai carabinieri di Casalmaggiore un pescatore aveva avvistato un corpo. La macchina di Bledar abbandonata sul ponte mentre il ragazzo steso sulla massicciata in riva al fiume a faccia in giù, i piedi nell’acqua, la testa sui sassi. Intorno tante macchie di sangue. Il padre, Francesk non crede neanche per un istante al suicidio. Suo figlio non aveva motivo. Da subito le indagini non sono accurate. Proprio Francesk qualche giorno dopo, nel luogo del ritrovamento rinviene una parte del cellulare del figlio. Alcuni giornalisti gli forniscono delle foto. Da queste si vedono carabinieri che fanno rilievi senza guanti ed uno in particolare ha una busta bianca di plastica con dentro qualcosa, non si saprà mai cos’è. Dalle foto emergono tracce di scarpe nessuno accerterà che tipo di scarpe sono e soprattutto a chi appartengono! Bledar aveva una ciocca di capelli in mano nessuna perizia, neanche sui suoi vestiti che non verranno mai restituiti stessa cosa per l’auto. L’autopsia viene disposta senza avvisare la famiglia quindi non ci sarà un medico di parte. Francesk dai carabinieri vede il video dell’autopsia quando gli verrà consegnato due anni dopo si rende conto che non è lo stesso video, nonostante ciò emerge che i medici che eseguono dichiarano che il ragazzo non si è buttato dal ponte, ma gli hanno dato dei colpi e poi è stato fatto rotolare giù. Se fosse caduto da un’altezza di circa 18 metri avrebbe avuto moltissime fratture, soprattutto: polsi, gambe, vertebre, braccia. Bledar ha due tagli paralleli sulla nuca, come fosse stato colpito con un corpo contundente alle spalle, un altro taglio è sulla fronte. Il corpo sembra presentare segni di trascinamento, il giubbino è strappato all’altezza delle spalle, come se qualcuno avesse cercato di sollevarlo di peso mentre era a terra. Dalle foto emerge che il ragazzo ha diversi segni di bruciature a forma di triangolo, l’esame necroscopico non ne approfondisce la natura. Ma chi è esperto sa che quelli sono segni di pistole (Taser), illegali in Italia, utilizzate per immobilizzare attraverso scariche elettriche. Giornalisti, avvocati, chiunque si sia occupato della vicenda ha avuto minacce. Francesk chiede ripetutamente i tabulati delle telefonate registrate dal ripetitore di quella zona, riceve un elenco senza sapere a chi appartengono i numeri, nonostante il magistrato avesse chiesto l’identità dei proprietari. Il giudice dopo 5 anni archivia per omicidio, ma chi sono gli esecutori? Perché i carabinieri sono stati superficiali nelle indagini?

Autopsia Bledar Vukaj

Dossier Bledar Vukaj

fonte http://sdp80.wordpress.com/2010/07/02/bledar-vukaj-omicidio-senza-indagini/
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