L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

domenica 27 gennaio 2008

SPAGNA/ PSOE: ESPULSIONE STRANIERI CONDANNATI PER VOLENZA DONNE

La misura è stata inclusa nel programma elettorale socialista

Gli stranieri condannati in Spagna per maltrattamenti alle donne saranno espulsi e non potranno tornare sul territorio spagnolo per almeno 10 anni dopo aver scontato la loro pena in carcere. E' una delle proposte incluse nel programma elettorale approvato oggi dal Psoe nella sua conferenza politica svoltasi a Madrid.

Secondo il testo adottato oggi, "gli stranieri su cui pesi una sentenza per maltrattamenti saranno espulsi dal paese e non potranno essere riammessi fino a 10 anni più tardi". I socialisti inoltre prevedono che "faciliteremo i procedimenti di espulsione dalla Spagna degli stranieri che si trovino in situazione irregolare, specialmente quelli che delinquono o mantengono condotte antisociali o alterano l'ordine e la sicurezza pubblica".

Secondo quanto riportato dal quotidiano di centrodestra 'El Mundo', l'intenzione della vicepremier socialista Maria Teresa Fernandez de la Vega, madre della nuova legislazione contro la violenza di genere approvata dal governo Zapatero, è "lanciare un messaggio forte per prevenire". De la Vega avrebbe spiegato al giornale di Madrid che l'espulsione sarebbe una misura aggiuntiva rispetto all'esecuzione della condanna in Spagna, che andrebbe comunque scontata.

Secondo le statistiche rese note due settimane fa, il 39% delle donne uccise dal compagno o marito l'anno scorso (72 in tutto) sono straniere, come pure stranieri sono il 36% degli aggressori. Più della metà delle donne straniere assassinate sono di origine iberoamericana. I socialisti, per evitare che le cifre siano interpretate in modo xenofobo, hanno recentemente messo in luce che negli ultimi anni c'è stato un comunque un netto calo dell'incidenza degli immigrati nella violenza di genere: mentre nel 2000 il tasso di donne uccise su un milione di residenti stranieri era di 16,3, nel 2006 è calato a 9,4

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IMMIGRAZIONE: INGRESSO 80.000 STAGIONALI, DOMANI SI PARTE

ROMA - Dopo i lavoratori extracomunitari non stagionali (170.000 posti previsti dal decreto flussi), partono domani le procedure per l'ingresso in Italia di 80.000 lavoratori extracomunitari stagionali. A partire dalle 8 - secondo le procedure già testate nei precedenti 'click day' del Viminale - i datori di lavoro potranno registrarsi sul sito del ministero dell'Interno (www.mininterno.it); le domande, sempre per via telematica, potranno essere invece inviate dall'1 febbraio. La quota da ripartire tra le regioni e le province autonome a cura del ministero della Solidarietà sociale riguarda: i lavoratori subordinati stagionali non comunitari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina; i lavoratori subordinati stagionali non comunitari di Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia ed Egitto, Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria; i cittadini stranieri non comunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2005, 2006 o 2007. La quota maggiore di lavoratori stagionali spetterà alla Campania (9.500), seguita da Lazio (7.500), Emilia Romagna (7.000), Puglia e Veneto (6.500), Calabria (6.400). In molte regioni, informa la Coldiretti, che lo scorso anno è stata l'associazione che ha presentato il maggior numero di domande, la maggioranza di questi lavoratori troverà occupazione in agricoltura che, insieme al turismo e all'edilizia, è il settore che offre loro le più rilevanti opportunità occupazionali. Con il 13% di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne che la presenza di immigrati evidenzia infatti un'incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull'immigrazione. I lavoratori stranieri presenti nelle campagne italiane appartengono a 155 diverse nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente nell'ordine i polacchi (16%), i rumeni (15%), gli albanesi (11%) e gli indiani (7%). Questi ultimi trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l'abilità e la cura che garantiscono alle mucche. Sono molti i distretti agricoli dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che, conclude l'associazione, "gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del made in Italy alimentare nel mondo".
www.ansa.it
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