L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

lunedì 20 luglio 2009

Rotte africane dei migranti

Con la locuzione rotte dei migranti vengono indicati i percorsi abituali attraversati da chi emigra.

La maggior parte dell'emigrazione africana è interna al continente. Ovvero dalle zone rurali alle aree urbane, oppure da uno stato all'altro. Mete dell'immigrazione africana sono soprattutto il Sudafrica e i Paesi del Maghreb, in particolare la Libia, che conta da sola circa due milioni di immigrati. Alto anche il numero di rifugiati e sfollati interni, oltre due milioni, secondo i dati dell'Alto commissariato dei rifugiati dell'Onu. La maggior parte sono i profughi della regione dei grandi laghi e del corno d'Africa. Vivono nei campi profughi in Congo, Sudan, Uganda, Somalia, e in misura minore in Costa d'Avorio, Chad, Kenya, Etiopia e Sudafrica. Una parte consistente dell'esodo somalo si concentra poi sullo Yemen, sulle cui coste nel 2007 sono approdate circa 30.000 persone in fuga dalla guerra. Una piccola parte degli emigranti economici e dei richiedenti asilo politico africani, ha come meta l'Europa. Gli immigrati dell'africa sub-sahariana nell'Ue erano, secondo un rapporto Iom del 2008, 800.000 persone. Secondo lo stesso rapporto la maggior parte degli emigranti dell'Africa sub-sahariana raggiungono l'Europa legalmente, con un visto turistico che poi lasciano scadere. Secondo statistiche accertate dall'Iom, ogni anno la popolazione sub-sahariana immigrata in Europa aumenta di circa 100.000 unità. Mentre il numero dei cittadini dell'africa sub-sahariana che attraversano clandestinamente il Mediterraneo può essere stimato, secondo l'Iom, tra i 5.000 e i 25.000 all'anno. Lo stesso rapporto svela come sia maggiore il numero degli immigrati sub-sahariani residenti nei paesi del Maghreb che non in Europa. Dei circa 120,000 emigranti sub-sahariani che entrano nei Paesi del nord Africa ogni anno, si stima che soltanto tra l'8 e il 20% continuerà il viaggio verso l'Europa in maniera clandestina. Le rotte per attraversare il Mediterraneo sono principalmente cinque. Dalla costa atlantica africana verso l'arcipelago spagnolo delle isole Canarie. Da Marocco e Algeria verso la costa spagnola dell'Andalusia e delle isole Baleari oppure verso le due enclaves spagnole di Ceuta e Melilla. Dall'Algeria alla Sardegna. Dalla Tunisia, la Libia e l'Egitto verso la Sicilia, Malta e le isole di Lampedusa e Pantelleria. E infine dalla Turchia verso la Grecia. In alcuni casi poi gli emigranti africani utilizzano la rotta dell'est europeo: atterrano con un visto turistico in Ucraina e proseguono verso Slovacchia e Polonia alla volta dell'Ue. Per raggiungere il Mediterraneo esistono diverse rotte. Nella maggior parte dei casi, viaggiando senza visto, si è costretti ad attraversare il deserto del Sahara. Dall'Africa occidentale e centrale lo si fa attraversando il Mali verso l'Algeria, oppure il Niger verso la Libia. Dal Corno d'Africa la rotta è quella che va dal Sudan verso la Libia o l'Egitto. E dall'Egitto parte la rotta verso Israele, paese nel quale circa 10.000 richiedenti asilo, in maggioranza eritrei e sudanesi, hanno fatto ingresso dalla frontiera egiziana del Sinai tra il 2006 e il 2007.

L’Unione europea ha coinvolto i Paesi del Nordafrica nelle sue politiche di contrasto all'immigrazione che attraversa il Mediterraneo, inducendo così i governi locali a politiche di repressione e di ‘rimpatrio’ forzato dei migranti che, in assenza di accordi di riammissione, vengono perlopiù ricondotti e abbandonati nei pressi delle zone sud di confine con i paesi limitrofi (Rosso, al confine mauritano con il Senegal; Oujda, al confine marocchino con l’Algeria; Tinzouatine e In Guezzam al confine algerino con il Mali e il Niger, Kufrah e Tumu, al confine libico con il Sudan e il Niger.

Nel 2007, le politiche europee di esternalizzazione dei pattugliamenti marittimi, particolarmente riuscite in Mauritania, Senegal e Marocco, hanno ridotto i flussi migratori verso la Spagna, seppure a costo di molteplici violazioni dei diritti umani. Allo stesso tempo però sono aumentati i flussi nel Mediterraneo centrale e orientale, verso l'Italia e la Grecia.

Attraversare le diverse frontiere dell’Africa e i loro complessi apparati di sicurezza e di criminalità, o di corruzione, è per molti migranti subsahariani un’odissea umana di cui si hanno spesso poche tracce e testimonianze. Il viaggio comporta un grandissimo costo in termini economici (migliaia di euro, in aree nelle quali il reddito procapite è per gran parte della popolazione inferiore ad 1 euro al giorno) ed in termini di rischio per la vita stessa. Altissimo è infatti il numero delle vittime nelle traversate dei deserti, del mare o durante altre tappe del viaggio. Oltre 12.000 sarebbero i morti alle frontiere dell'Ue dal 1988, secondo le notizie riportate dalla stampa internazionale[8]. Alcuni studiosi danno un'interpretazione dell'emigrazione africana da un punto di vista culturale-simbolico, sostenendo che nell'Africa sub-sahariana il viaggio sia spesso vissuto come una variante, o un'alternativa, dei riti di iniziazione tradizionali.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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La legge Bossi Fini

La Legge Bossi Fini è l'espressione d'uso comune che indica la legge della Repubblica italiana 30 luglio 2002, n.189, varata dal Parlamento italiano nel corso della XIV Legislatura, di modifica del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, ovvero il D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286. La legge prende il nome dal leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, e da quello della Lega Nord, Umberto Bossi, primi firmatari della legge, che nel governo Berlusconi II ricoprivano, rispettivamente, le cariche di vicepresidente del Consiglio dei ministri e di ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione, per regolamentare le politiche sull'immigrazione e sostituisce ed integra la precedente modifica, la c.d.Legge Turco-Napolitano, ovvero la legge 6 marzo 1998, n. 40, confluita poi nel predetto Testo Unico.

Essa prevede che l'espulsione, emessa in via amministrativa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, sia immediatamente eseguita con l'accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Gli immigrati clandestini, privi di validi documenti di identità, vengono portati in centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano, al fine di essere identificati.

La legge prevede il rilascio del permesso di soggiorno, della residenza e cittadinanza italiana alle persone che dimostrino di avere un lavoro o un reddito sufficienti per il loro mantenimento economico. A questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo.

La norma ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali, in base ad accordi bilaterali fra Italia e Paesi limitrofi, che impegnano le polizie dei rispettivi Paesi a cooperare per la prevenzione dell'immigrazione clandestina. Le navi di clandestini non attraccano sul suolo italiano, l'identificazione degli aventi diritto all'asilo politico e a prestazioni di cure mediche e assistenza avvengono nei mezzi delle forze di polizia in mare.
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Accordi tra Italia e Libia

Accordi Italia-Libia
Per il contrasto dell'immigrazione africana nel Canale di Sicilia, il governo italiano ha siglato diversi accordi con la Libia. Il primo nel 2003, firmato dal governo Berlusconi, prevedeva l'invio in Libia di mezzi per il pattugliamento e fondi per la costruzione di due campi di detenzione a Kufrah e Gharyan. Un secondo accordo è stato firmato il 29 dicembre 2007 dal governo Prodi prevedendo l'avvio di pattugliamenti italo-libici da effettarsi in acque libiche con l'obiettivo di respingere verso i porti di partenza i migranti intercettati in mare. Contro il respingimento in Libia di potenziali rifugiati politici si è espressa anche Amnesty International. La Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Diversi rapporti internazionali inoltre denunciano abusi e torture commessi dalla polizia libica ai danni dei migranti nei campi di detenzione sparsi nel paese. Una mappa dei campi è stata realizzata da Fortress Europe.
Di recente sono stati fatti accordi i quali dovrebbero fermare del tutto l'immigrazione e che gli immigrati possono essere portati in Libia in un paese dove gli immigrati non possono avere la certezza sulle cure e sulle condizioni fisiche.
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Rotte dei migranti africani nel Mediterraneo

Sin dall'inizio degli anni novanta il Mediterraneo è attraversato da diverse rotte migratorie, i cui flussi sono aumentati di pari passo con la chiusura delle frontiere degli Stati europei attraverso l'instaurazione di un regime di visti di ingresso particolarmente restrittivo verso i Paesi poveri. Il mare viene attraversato su imbarcazioni di fortuna, spesso vecchi pescherecci, barche in vetroresina o gommoni di tipo Zodiac. I principali punti d'ingresso sono le coste spagnole, italiane e greche. Mediamente, in un anno, non più di 60.000 persone attraversano il Mediterraneo. Secondo l'Unhcr, i flussi sono misti, composti cioè di migranti economici e rifugiati politici.

Le rotte principali sono una decina. La più antica, collega la costa del Marocco alla Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra, e si è andata dilatando negli anni, al punto che oggi molte imbarcazioni partono direttamente dalla costa oranese dell'Algeria, sempre verso l'Andalusia e talora verso le isole Baleari. La Spagna ha una seconda rotta, quella che parte dalla costa atlantica africana (Marocco, Sahara occidentale, Mauritania, Senegal, Gambia e Guinea) fino all'arcipelago delle isole Canarie. Nel Mediterraneo centrale le rotte sono quattro. La più battuta parte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli e Zuwarah, puntando verso Lampedusa, la Sicilia e Malta. Parallele a questa, altre due rotte collegano il litorale tunisino tra Sousse e Monastir a Lampedusa, e la costa nord tra Biserta e Capo Bon a Pantelleria. Dall'Egitto invece partono alcuni dei pescherecci che giungono nella Sicilia orientale e in Calabria. Infine, a partire dal 2006, una nuova rotta collega Algeria e Sardegna, partendo dalla costa nei pressi della città di Annaba. In passato invece era Malta a costituire un importante punto di passaggio. Migliaia di migranti ogni anno atterravano sull'isola con un visto turistico e da lì venivano imbarcati clandestinamente verso le coste siciliane. Nel Mediterraneo orientale in fine, le rotte marittime collegano la costa della Turchia alle vicine isole greche del Mar Egeo, in particolare Samos, Mitilini, Chios, e Farmokonissi. Sull'isola greca di Creta invece arrivano, in misura minore, imbarcazioni salpate dalla costa egiziana. Alla fine degli anni novanta e inizio Duemila, migliaia di profughi kurdi salpavano direttamente dalle coste turche verso la Calabria. Una rotta che ancora nel 2007 ha portato un migliaio di persone sulle coste della Locride. Sulla rotta che negli anni novanta collegava l'Albania alla Puglia invece, non hanno mai viaggiato migranti africani.

I flussi migratori nel Mediterraneo valgono un giro d'affari di centinaia di milioni di euro l'anno. Il prezzo dei viaggi varia da frontiera a frontiera, ma si aggira tra i 500 e i 2.000 dollari. Sebbene esistano viaggi autoorganizzati dagli stessi migranti, la maggior parte delle partenze è controllata da alcune organizzazioni, ognuna delle quali si occupa del passaggio di una frontiera. Ogni nazionalità ha i suoi connection man, che mettono in contatto il candidato all'emigrazione clandestina con il passeur e con la rete di persone che lo ospiterà e lo trasporterà al luogo di imbarco. Sconti particolari vengono fatti a chi si offre volontario per guidare le imbarcazioni, che per questo sono spesso affidate a capitani senza nessuna esperienza di mare. Anche per questo aumentano le vittime. Secondo Fortress Europe, almeno 8.905 persone sarebbero annegate sulle rotte migratorie del Mediterraneo e dell'Atlantico dal 1988, stando alle sole notizie riportate dalla stampa[2]. Le vittime in mare sono aumentate anche per l'evolversi delle rotte, che negli ultimi anni sono diventate più lunghe e pericolose, al fine di evitare gli intensificati pattugliamenti anti immigrazione, dal 2006 coordinati dall'agenzia europea Frontex ed esternalizzati nelle acque territoriali di alcuni Paesi di transito, come Turchia, Egitto, Libia, Algeria, Marocco, Mauritania e Senegal.

Parallelamente al contrasto della migrazione via mare, si è assistito alla criminalizzazione del soccorso in mare. In particolare con i processi ad Agrigento alla Cap Anamur e ai pescatori tunisini, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver soccorso dei naufraghi africani in mare e averli tratti in salvo in porti italiani.
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L'immigrazione clandestina

L'immigrazione clandestina è l'ingresso di cittadini stranieri in violazione delle leggi di immigrazione del paese di destinazione.

Gli immigrati sono mossi dalla ricerca di condizioni di vita migliori perché spesso i Paesi di provenienza sono poveri oppure in quei Paesi non vengono rispettati i diritti civili. L'immigrazione clandestina, così come quella regolare, è un fenomeno di cui sono oggetto generalmente i Paesi più ricchi. Si tratta spesso di flussi misti nell’ambito dei quali si spostano sia migranti che rifugiati, seguendo rotte e modalità di trasporto simili. Tali spostamenti vengono definiti irregolari poiché spesso avvengono senza la necessaria documentazione e di frequente coinvolgono trafficanti di esseri umani. Le persone che si muovono in questa maniera spesso mettono a rischio la propria vita, sono obbligate a viaggiare in condizioni disumane e possono essere oggetto di sfruttamento ed abuso.

Da un punto di vista politico l'immigrazione clandestina va a toccare una serie di grandi questioni sociali quali: l'economia, il welfare state, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la schiavitù, la prostituzione, le protezioni giuridiche, il diritti di voto, i servizi pubblici, e i diritti umani.
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Il fenomeno Immigrazione

L'immigrazione è uno dei fenomeni sociali mondiali più problematici e controversi, dal punto di vista delle cause e delle conseguenze. Per quanto riguarda i paesi destinatari dei fenomeni migratori (principalmente le nazioni cosiddette sviluppate o in via di sviluppo), i problemi che si pongono riguardano la regolamentazione ed il controllo dei flussi migratori in ingresso e della permanenza degli immigrati

Il fenomeno dell'immigrazione è un tema associato a quello dell'aumento della delinquenza e della criminalità, in particolare per le persone che non dispongono di un'occupazione o di un reddito stabile. Per quanto riguarda l'Italia, tuttavia, delle ricerche econometriche hanno dimostrato che non c'è alcun nesso causale fra l'immigrazione e la criminalità; i due fenomeni sono entrambi attratti dalla ricchezza, e quindi possono intensificarsi contemporaneamente nelle zone ricche, senza però che l'una causi o favorisca l'altra.

Le legislazioni dei Paesi UE pongono l'autonomia economica dell'immigrato come una condizione necessaria per avere un permesso di soggiorno e poi la cittadinanza. L'immigrato viene espulso se non dimostra di avere un lavoro regolare o qualcuno che possa dargli un sostentamento economico.

Una prima eccezione a questo principio riguarda quanti sono vittime di persecuzioni politiche o religiose, provengono da dittature e Paesi in guerra. Il diritto internazionale prevede che in questi casi sia riconosciuto il diritto di asilo. La norma si presta anche a degli abusi, essendo difficile provare la nazionalità di un clandestino che chiede asilo politico, e se questi ne ha effettivamente diritto.

L'immigrazione può contribuire a risolvere un problema di sovrappopolazione nel Paese di origine e quelli ad esso legati di fame, epidemie e povertà. A livello politico, i Paesi di origine e di destinazione possono stringere accordi bilaterali che prevedono flussi migratori programmati e controllati, per rispondere a esigenze di manodopera del Paese di destinazione, a problemi di sovrappopolazione del Paese di origine, compensati da altri aspetti come uno scambio di materie prime ed energia. Un accordo di questo tipo può prevedere la fornitura di materie prime e manodopera in cambio di prodotti finiti ed investimenti nell'industria e in infrastrutture nel Paese fornitore.

Il Parlamento europeo, ha approvato, il 20 novembre 2008,l’introduzione di una carta blu sul modello della green card americana. La carta blu avrà lo scopo di attirare in Europa immigrati qualificati provenienti dai paesi terzi e ciò secondo una tabella standard di qualifiche applicabile discrezionalmente dai singoli Stati membri. Oltre alla carta blu, il Parlamento europeo ha adottato la cosiddetta "direttiva sanzioni" che prevede l'applicazione di multe e di sanzioni penali ai datori di lavoro che impiegano immigrati irregolari.
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Immigrazione, Berlusconi: rischio pressioni "insostenibili"

Immigrazione, Berlusconi: rischio pressioni "insostenibili"

lunedì 20 luglio 2009 13:50

MILANO (Reuters) - L'Italia rischia di dover affrontare pressioni migratorie "insostenibili", e per evitarlo deve aiutare i Paesi interessati da questo fenomeno a raggiungere una forma di governo democratico e un loro benessere.

Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo al Forum economico e finanziario per il Mediterraneo a Milano.

Citando un recente rapporto delle Nazioni Unite che prevede un incremento della popolazione mondiale di 2 miliardi tra 15-20 anni, Berlusconi ha aggiunto che "questi due miliardi di persone non nasceranno in Paesi del benessere ma in Paesi che oggi non sono ancora in benessere, e quindi è nostro dovere aiutare questi Paesi a raggiungere una loro situazione di ricchezza, autonomia e benessere".

"E' nel nostro interesse, altrimenti avremo pressioni migratorie assolutamente insostenibili".
fonte http://it.reuters.com
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giovedì 2 luglio 2009

Hamza, morto per salvare la sorellina

Hamza, morto per salvare la sorellina
Hamza, 17 anni, Iman di soli 4: bambini venuti dal Marocco per morire in Italia, a ridosso della ferrovia in fiamme, nella casa che - quando era arrivata grazie all'interessamento dei servizi sociali del Comune - era sembrata un sogno. Tre anni non sono abbastanza per essere sicuri di avercela fatta a «conquistarsi» il proprio posto in un mondo che non è quello da cui provieni. Ma la famiglia Hayad andava avanti, nonostante la cassaintegrazione del padre, Mahmouda, che lavorava nella cantieristica e aveva risentito della crisi che ha sconvolto negli ultimi mesi anche la Darsena viareggina.
La piccola Iman, al momento del ritrovamento nella casa in fiamme, è apparsa subito gravissima. Per lei, all'alba di ieri, il trasferimento a Roma nell'ospedale Bambin Gesù. Ustioni sul 90% del corpo, condizioni che non lasciavano speranze. Nel corso del pomeriggio si sono rincorse le voci della morte, ancora non confermata, della piccola Iman. Sola, in ospedale.
Insieme ai due fratelli anche una sorella più grande, già maggiorenne. A lei il compito straziante di riconoscere, solo da un braccialetto al polso - unico segno non carbonizzato - il fratello. Padre e madre lottano in ospedale, a Massa. Per poter riabbracciare almeno la figlia maggiore. «Tifava Milan e giocava nelle giovanili del Camaiore. Erano tutti in casa, dietro alla stazione, quando è scoppiato il finimondo. Bruciava ogni cosa. Hamza ha girato per la casa in cerca della sua sorellina per trascinarla in salvo. Ma c'era troppo fumo. È svenuto. E mentre gli altri sono riusciti in qualche modo ad uscire, nessuno ha potuto far qualcosa per salvare lui», è il ricordo di un compagno di scuola che con Hamza aveva frequentato il primo anno dell'istituto nautico.
Vita di quartiere, italiani e stranieri stretti nello stesso destino. Ad inizio della strada più vicina alla ferrovia c'è una famiglia viareggina distrutta (i genitori gravissimi, uno dei tre bambini morto); là dove il gas ha girato entrando nelle abitazioni è stata invece una famiglia di immigrati la più colpita.
Viareggio è in lutto, per tre giorni. Attraversata in meno di un giorno da mezzo governo in parata, si interroga sulla tragedia che l'ha colpita così duramente. Quattordici cisterne da 35mila litri di Gpl, lanciati a 90 chilometri l'ora (per le Ferrovie la velocità era regolare) ad un palmo dalle case. Quelle di via Ponchielli, 64 residenti, oggi macerie accartocciate sulle vite che furono.
Una strage che poteva essere di proporzioni ancora più grandi evitata solo perché la stazione di Viareggio ha ancora il capostazione (che Trenitalia vorrebbe abolire come fatto su tutta la linea da La Spezia a Massa). È stato lui a fermare due convogli carichi di passeggeri, evitando che si incrociassero con le cisterne delle morte. Si deve a lui se il bilancio della tragedia non ha assunto le proporzioni della strage. A lui e ai due macchinisti che sono riusciti a portarlo fuori dalla stazione.
fonte http://www.ilmanifesto.it/
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La clandestinità diventa reato

La clandestinità diventa reato
Vaticano: non demonizzare lo straniero
Il ddl sicurezza è legge. Franceschini: danno per il Paese
Maroni: falsità. Bagarre in Aula. Al via anche le ronde

ROMA (2 luglio) - E' diventato legge il ddl Sicurezza che introduce il reato di clandestinità, legalizza le ronde (per le quali Maroni ha assicurato al più presto l'approvazione di decreti attuativi) e allunga a sei mesi il periodo di permanenza coatta nei Centri di identificazione. E' stato approvato in Senato tra le proteste dell'opposizione dalla quale, secondo Maroni, sono state dette «falsità». Idv, Pd e Udc hanno votato contro il provvedimento "blindato" da tre fiducie. E mentre il Vaticano interviene sul tema dell'immigrazione («lo straniero non deve essere demonizzato»), il Pd è chiaro nel suo giudizio: la legge danneggia il Paese. Una legge fortemente voluta dal governo: «da me in particolare» rivendica Silvio Berlusconi.

L'approvazione al Senato. L'Aula ha approvato definitivamente il provvedimento senza modifiche rispetto al testo della Camera. Questa mattina il sì alla terza fiducia posta dal governo. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia dei Valori e Udc.

Proteste in Aula e reazioni politiche. Mentre i senatori della Lega esultavano e il ministro del'Interno Roberto Maroni si sbracciava per salutarli, quelli dell'Idv hanno alzato cartelli con scritto "I veri clandestini siete voi", "Governo: clandestino del diritto". Soddisfazione da parte del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri che parla di «legge voluta dagli italiani», mentre per la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro il provvedimento «ha la stessa efficacia di un pugno sbattuto sul tavolo» poiché «l'unico effetto che avrà sarà di rendere invisibili gli immigrati sul nostro territorio». Per il presidente dei senatori Udc, Gianpiero D'Alia, il testo «è frutto di paura e suggestioni, che obbedisce alla propaganda politica della Lega piuttosto che alla reale sicurezza dei cittadini».

Franceschini: danno per il Paese. «È il prezzo che il governo paga alla Lega ed è un danno per il Paese. Questo ddl ha per titolo la sicurezza ma in realtà accresce l'insicurezza» commenta Dario Franceschini che critica il mancato aumento di risorse alle forze di polizia. Il reato di clandestinità «è un provvedimento bandiera, dannoso perché rischia di ingolfare il lavoro dei magistrati e di riempire le carceri senza essere un concreto intralcio alla criminalità che controlla e sfrutta l'immigrazione clandestina». In più si tratta di provvedimenti che «anche a giudizio delle organizzazioni internazionali, cominciando dall'Unione Europea, fanno gravare sull'Italia l'ombra della xenofobia e finiscono solo per acuire le paure senza dare risposte ai problemi reali».

Le critiche dell'Udc e dell'Idv. Critiche anche dall'Udc. Secondo Lorenzo Cesa, la nuova legge «apre inquietanti interrogativi sul rispetto dei diritti umani» e, inseguendo la Lega, provoca «strappi nel tessuto sociale». Per l'Idv, si tratta di una legge che «paralizzerà la giustizia» e, con la legalizzazione delle ronde di cittadini, «accrescerà l'insicurezza».

Maroni: da opposizione falsità. Il ministro parla di «polemiche basate su argomenti falsi hanno indotto l'opposizione a votare contro il ddl sicurezza». Chi ha votato contro, dice, «non ha fatto un buon servizio alla lotta alla mafia ed all'immigrazione illegale». Maroni spiega poi che la prossima settimana verranno fatte riunioni per dare il via a decreti attuativi per le ronde.

Il Vaticano: gli stranieri non vanno demonizzati. Fuori dal Palazzo arrivano critiche aspre dal Vaticano, che censura la «criminalizzazione» degli immigrati, e dalle associazioni (dalla Caritas ad Antigone, dal Forum del Terzo Settore a Micromega) che non esitano a parlare di ritorno alle «leggi razziali». Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. In un articolo su "Aggiornamenti Sociali", critica chi vede nell'immigrazione «un'invasione dalla quale bisogna difendersi». La sovranità dello Stato di regolare i flussi migratori, spiega Vegliò, non deve far dimenticare che questa sovranità «è vincolata »dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignità della persona e la convinzione che tutta l'umanità, al di là delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunità senza discriminazioni tra i popoli». La diversità quindi deve essere «apprezzata come ricchezza». Il fenomeno migratorio «sta producendo nuove schiavitù nelle società opulente, spesso senza valori».

Tra i temi della legge quello dell'immigrazione. La legge prevede la tassa di 200 euro per avere la cittadinanza e la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione che potrà arrivare fino a sei mesi. Stretta anche sui matrimoni di comodo e sul trasferimento di denaro all'estero. Pena fino a tre anni di carcere è prevista per chi affitta case o locali ai clandestini e per insulti a pubblico ufficiale.

Racket. Obbligo per gli imprenditori di denunciare i tentativi di racket, pena l'esclusione dalle gare d'appalto, che scatta anche quando la richiesta del "pizzo" emerga dalle risultanze di un rinvio a giudizio.

Mafia. Vengono inoltre ripristinati i poteri del procuratore nazionale antimafia e inasprito il "41-bis" sulla detenzione dei boss mafiosi.




fonte : http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=64200&sez=HOME_INITALIA
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