L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

domenica 20 giugno 2010

Ruslan Rajaobelina, campione dei tre mondi

Mamma ucraina, padre malgascio, vive in Italia. E vuole il titolo mondiale di kung fu Roma – 18 maggio 2010 – Ci sono Madagascar, Ucraina e Italia in quella miscela esplosiva che è Ruslan Rajaobelina, giovane promessa del kung fu che punta al mondiale.
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La sua storia comincia in Ucraina, dove è nato nel 1993. Suo Padre Luciano Appolin, originario del Madagascar, ha studiato a Kharkiv ingegneria informatica. Sua madre Angela, ucraina, si è diplomata in economia nella stessa città.

A tre anni si è trasferito in Italia con la sua famiglia, grazie soprattutto all'aiuto della nonna paterna, Jeanne, che era già qui. Adesso vivono ad Arezzo dove il sedicenne Ruslan studia in un istituto tecnico; ma la cosa che lo distingue veramente dai suoi coetanei è il numero di premi conquistati nei campionati di Kung-fu.

“A cinque anni i miei genitori mi hanno iniziato allo sport; ho cominciato a giocare a calcio, ma più tardi ho voluto provare un nuovo sport. Presto il kung-fu è diventato la mia vera passione” racconta a Gazetaukrainska.com



Che cintura hai conquistato finora?
Ho conquistato tutti e quattro le cinture dei bambini, a dodici anni ho cominciato a seguire i corsi degli adulti e a gareggiare a livello agonistico. Attualmente sono cintura blu, classe 2G.

La pratica delle arti marziali prevede non soltanto preparazione fisica, ma anche mentale. Segui qualche filosofia?
È cosi. Durante l’allenamento bisogna cercare di raggiungere un’armonia che ti aiuta nella preparazione fisica. Questa concentrazione interiore passa nella vita di tutti i giorni e lascia impronte anche sul carattere. Anche se prossimamente non sono previste gare, è necessario mantenere il ritmo dell’allenamento. Come in ogni arte marziale, bisogna cercare di arrivare al livello superiore senza mai porsi una meta definitiva. C’è anche la consapevolezza di essere più forte degli altri, ma che non c’è bisogno di mostrarlo.

Nemmeno a scuola, nelle zuffe con i compagni?
Non approvo questi comportamenti. Anzi, il mio allenatore, Herman di Mauro, ripete sempre: “La forza va mostrata in palestra, e lì va lasciata una volta che si esce”. C'è un' eccezione quando subisci un attacco, ma anche il quel caso non bisogna mai eccedere.

A sette anni eri già campione nazionale…
Si, ho vinto il Campionato italiano nel 2001 a Fiuggi, categoria tradizionale. Dopo un infortunio, sono tornato a gareggiare a 12 anni con vari incontri amichevoli. Nel 2008, a 14 anni, ho vinto per la seconda volta il Campionato nazionale di kung-fu a Vercelli nella categoria tradizionale ed il Campionato Europeo a Pesaro nella categoria semisanda. Nel 2009 nel Campionato di Catania mi sono fermato purtroppo al secondo posto.

Il secondo posto non è un cattivo risultato per il campionato di questo livello.
Sì, ma io mi aspettavo un primo posto, anche perchè ero fresco di trionfo europeo. Ho dominato per tutto l’incontro, però a un certo punto, forse per un eccessivo coinvolgimento, ho usato una tecnica troppo violenta che ha tramortito il mio avversario. Per questo sono stato squalificato. Una dura lezione che ricorderò per molto tempo.

Come riesci ad abbinate lo sport e lo studio?
A scuola fin'ora sono sempre passato con medie abbastanza soddisfacenti. Sicuramente il kung-fu mi porta via parecchio tempo allo studio, infatti sono sceso dalla media dell'ottimo delle scuole medie, ad una media complessiva discreta alle superiori, che però, per la scuola che faccio, non è neanche tanto male. L'abbinamento scuola-sport mi toglie però tempo libero.

Come vedi il tuo futuro sportivo e professionale ?

Voglio finire la scuola superiore e andare all'università a studiare ingegneria informatica, una mia passione. Intanto voglio continuare a gareggiare e impegnarmi per togliermi sempre più soddisfazioni. Sicuramente il 2013 sarà un anno importante : in Italia si svolgerà il Campionato mondiale del kung-fu. Spero di arrivare all'appuntamento al top delle mia forma, poi incrociamo le dita.

A che mondo senti di appartenere: ucraino, italiano, malgascio?

Il mondo africano è lontano per me. Non ho mai vissuto nel Paese di mio padre, sono stato lì soltanto in vacanza;nonostante questo mi piace identificarmi con l’Africa, soprattutto per il forte spirito di fratellanza che lega questo continente. Quando ero più piccolo, difendevo il mio mondo ucraino. Però sono cresciuto in Italia, perciò ora sento di appartenere al mondo italiano.



Marianna Soronevych




www.gazetaukrainska.com
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Consiglio d’Europa: "Respingimenti violano i diritti umani"

Hammamberg critica gli accordi con la Libia. "I governi europei ignorano le raccomandazioni dell’Unhcr"

Roma – 17 giugno 2010 - “I pareri dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) non sono presi in considerazione con la dovuta attenzione da parte dei governi e degli enti statali europei. Recentemente, diverse importanti raccomandazioni dell’UNHCR sono state semplicemente ignorate” ha detto ieri il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, pubblicando oggi un nuovo “Human rights comment”.

Il 9 giugno 2010, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Svezia e il Regno Unito hanno partecipato ad un’operazione coordinata dall’Agenzia Frontex dell’Unione europea, che ha consistito nell’espulsione di 56 Iracheni, a cui è stato negato il diritto di asilo e che sono stati rinviati con la forza a Bagdad. L’operazione è stata condotta disattendendo il parere dell’UNHCR, che aveva chiesto di garantire la protezione internazionale ai richiedenti asilo iracheni originari di certe regioni del paese, tra cui la capitale.

Il Commissario si è detto particolarmente preoccupato per la politica di intercettazione in mare e di riaccompagnamento verso il luogo di partenza dei migranti che cercano di raggiungere le coste europee, senza offrire loro alcuna possibilità di presentare una domanda di asilo. “Accordi intergovernativi conclusi con la Libia hanno delegato a questo paese il compito di proteggere i paesi europei, impedendo ai migranti di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo, senza tenere conto della situazione di queste persone”.

“Con la decisione di rinviare con la forza delle persone verso paesi dove sono esposte al rischio di subire maltrattamenti, o di essere espulse verso paesi terzi pericolosi per la loro incolumità, gli Stati europei si rendono in realtà colpevoli di violazioni dei diritti umani. La situazione si è ulteriormente aggravata dopo che le autorità libiche hanno ordinato la chiusura dell’Ufficio dell’UNHCR, la scorsa settimana. L’agenzia delle Nazioni Unite non potrà quindi più fornire alcuna protezione alle persone respinte verso la Libia, a meno che le autorità libiche non accettino di rivedere la loro posizione relativa alla presenza dell’UNHCR”.

Hammarberg ha chiesto quindi ai governi di cooperare strettamente con l’UNHCR, sottolineando che “l’assenza di cooperazione rischierebbe di mettere in pericolo delle vite umane e di indebolire un sistema di protezione internazionale di cui oggi più che mai abbiamo un estremo bisogno”.

fonte : www.stranieriinitalia.it
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Buoni vacanza, stranieri esclusi

Il contributi per la villeggiatura sono riservati agli italiani. Discriminazione? La parola ai giudici

Roma – 18 giugno 2010 – Cinque milioni di euro già stanziati, e altri cinque in arrivo. Così il governo finanzia i “buoni vacanza”, che possono essere usati dalle famiglie a basso reddito per pagarsi parte della villeggiatura al mare o in montagna in bassa stagione.

“Un valido aiuto per il cittadino, che ha aiutato a tener pieni gli alberghi anche durante il periodo di bassa stagione" ha detto qualche giorno fa il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, annunciando il rifinanziamento dell’iniziativa. “I buoni vacanza sono un contributo a favore delle fasce sociali più deboli – ha aggiunto - per permettere a tutti di andare in vacanza”.

Beh, “a tutti” proprio no, dal momento che gli immigrati, anche se vivono regolarmente in Italia, non possono accedere al contributo. Una regola sancita anche nei moduli di richiesta dei buoni, dove si deve autocertificare di essere “cittadino italiano, residente in Italia e regolarmente iscritto all’anagrafe”.

L’ufficio nazionale Antidiscriminazioni (Unar) ha già fatto notare al ministero del Turismo che l’esclusione degli immigrati è discriminatoria, quindi illegittima, e Brambilla e i suoi hanno assicurato che la prossima volta correggeranno il tiro. Ma intanto, i buoni vacanza già prenotati per questa stagione sono andati solo a cittadini italiani.

Ora la parola passa ai giudici. Un cittadino senegalese, sostenuto dalla Fondazione Guido Piccini, si è rivolto al tribunale di Brescia, mentre una cittadina egiziana e una romena, assistite dall'Asgi e dall'associazione Avvocati per niente, ha bussato a quello di Milano. A Brescia la prima udienza è fissata per lunedì, a Milano bisognerà aspettare fine luglio.

L’avvocato Alberto Guariso cura tutte e tre le cause. “Non ci può essere trattamento diversificato fra italiani e stranieri nei provvedimenti di sostegno sociale” dice. Senza contare che, se con i buoni vacanza si vuole sostenere l'industria del turismo, “anche gli stranieri possono contribuire a risollevare il settore”.

Elvio Pasca


fonte : www.stranieriinitalia.it
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Stranieri come schiavi in Emilia-R.,italiano 74% sfruttatori

Stranieri come schiavi in Emilia-R.,italiano 74% sfruttatori
Dati diffusi da Regione che lancia campagna di sensibilizzazione
(ANSA) - BOLOGNA, 17 GIU - Dal 2007 in Emilia-Romagna gli stranieri sfruttati sul lavoro che hanno usufruito del programma di protezione sociale (art.18 dlgs 286/98) sono stati 173. In 128 casi (il 74%) gli sfruttatori erano italiani. In altri 4, italiani in sodalizio con stranieri. I dati del progetto 'Oltre la strada' sono stati diffusi dall'assessore regionale alle politiche sociali Teresa Marzocchi. Il numero verde multilingue per le denuncie 800.290290 e' attivo h24. In arrivo una nuova campagna di sensibilizzazione con spot radio e volantini. (ANSA).

fonte Ansa.it
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In Italia cinque milioni di immigrati - Istruiti come noi, guadagnano meno

Il Censis fotografa gli stranieri: sono qui in media da sette anni, uno su tre ha lavorato in nero.

TORINO
Sono poco meno di 5 milioni, vivono in Italia in media da 7 anni, hanno titoli di studio paragonabili a quelli gli italiani, uno su tre in passato ha sperimentato forme di lavoro irregolare, il 77% svolge un lavoro regolare e più di due terzi è impiegato nel settore terziario, soprattutto nei servizi e nel commercio. È la "fotografia" degli immigrati che lavorano nel nostro Paese, che emerge dall`indagine svolta da Censis, Ismu e Iprs su un campione di circa 16 mila stranieri. Una comunità sempre più numerosa, visto che il loro numero è aumentato negli ultimi quattro anni di quasi 1,6 milioni (+47,2%).

Secondo il dossier, elaborato per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a livello di studi e professionale italiani e stranieri non sono poi così distanti: il 40,6% degli immigrati, ad esempio, è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani. A livello lavorativo nel 32% dei casi gli stranieri hanno sperimentato in passato forme di lavoro irregolare (dato che sale al 40% al Sud) e oggi il 29% fa l’operaio, il 21% è colf o badante, il 16% lavora in alberghi e ristoranti. Nel 31% dei casi la retribuzione netta mensile non raggiunge gli 800 euro.

Più nello specifico i mestieri più ricorrenti sono addetto alla ristorazione e alle attività alberghiere (16%), assistente domiciliare (10%, ma 19% tra le donne), operaio generico nei servizi (9%), nell`industria (8,3%, ma 11,5% tra gli uomini) e nell`edilizia (8%, ma 15,3% tra gli uomini). Ci sono figure più qualificate, ma sono meno diffuse, come le professioni intellettuali (2,4%), gli operai specializzati (2,2%), i medici e paramedici (1,7%), i titolari di impresa (0,5%) e i tecnici specializzati (0,2%).

Tra i lavoratori prevalgono gli occupati a tempo indeterminato (il 49,2% del totale), mentre il 24,8% ha un impiego a tempo determinato e il 9,7% svolge un lavoro autonomo o ha un`attività imprenditoriale. L’occupazione si trova tramite passaparola (73,3% dei casi), più raramente con intermediari privati e agenzie di lavoro interinale (9%), parrocchie (6,1%) e sindacati (2,9%). Poco efficaci le inserzioni sui giornali o su Internet (2,9%) e i Centri per l’impiego (1,9%).

La metà degli immigrati che lavorano in Italia dichiara di percepire una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro: il 28% ha un salario inferiore (tra 500 e 800 euro), il 3% guadagna meno di 500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a 1.500 euro, e appena l`1,2% guadagna più di 2.000 euro. Il requisito fondamentale per raggiungere la piena integrazione in Italia rimane la conoscenza della nostra lingua, ormai acquisita dalla maggior parte dei lavoratori immigrati: il 42,8% ne ha una conoscenza sufficiente, il 33,1% buona, l`8,9% ottima, mentre il livello di apprendimento è ancora insufficiente solo per una minoranza pari al 15,1%.

fonte Lastampa.it
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