L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

martedì 15 dicembre 2009

Viaggio nel paese di White Christmas

Bossi: tutto legale. Bagnasco: accoglienza, è il dna della Chiesa
Gli amministratori di Coccaglio: abbiamo speso più per gli stranieri che per gli italiani
Viaggio nel paese di White Christmas "I nostri figli hanno troppi amici neri"


COCCAGLIO (Brescia) - Un anno fa, per John, il Bianco Natale è stato il concerto gospel nella parrocchia Santa Maria Nascente. È stato quelle lunghe notti di prove con i suoi amici del centro storico, ghanesi come lui, e coi senegalesi che arrivavano in chiesa dai condomini di via Castrezzato, gli unici palazzi in questo comune tutto ville e villette. "Un anno fa - dice ora John - il Bianco Natale era anche la mia festa. Io sono cristiano. Avevamo organizzato il concerto perché sappiamo che quel tipo di musica gli italiani la conoscono poco, la vedono solo in televisione". Poi John smette di parlare. Affonda il mento nella sua sciarpa rossa, gialla e verde come la bandiera del suo paese. "Quest'anno invece ci dicono che a Natale dobbiamo andare via".

A Coccaglio, il comune bresciano che con l'operazione "White Christmas" ha inaugurato la caccia al clandestino in nome del Natale, John e i suoi amici sono ormai un quinto della popolazione. Negli uffici del municipio c'è un grafico affisso al muro, che si arrampica ripidamente verso l'alto e mostra il terremoto etnico degli ultimi dieci anni. Aprile '98, 177 stranieri. Aprile 2009, 1583, su poco meno di settemila abitanti. Un'onda di migrazione che ha invaso questo borgo antichissimo e il suo centro storico che sembra rimasto immobile nel suo passato. Col castello romano ricamato di luci, la vecchia pieve dove ogni tanto si celebra messa, il monumento al madrigalista del '500 Luca Marenzio, proprio al centro della piazza che dal musicista prende il nome e divide due pezzi di città. Da una parte la caffetteria Ketty e il bar Al centro, vetrine lucide, arredi pettinati, clientela da middle-class di provincia. Dall'altra il bar Castello, comprato e gestito dai cinesi, frequentato soprattutto da stranieri. "Il nome lo conoscevo, "White Christmas", ma sinceramente non ci ho mai fatto caso - dice Romina, dietro il bancone della caffetteria Ketty - il problema è che del Natale a loro non gliene frega niente. Il nome forse è sbagliato, ma l'operazione, quella no. Loro qui non ci vengono. Perché fortunatamente con gli immigrati non ho mai attaccato". Il bar è un posto tranquillo. Entrano ed escono i clienti. Quattro sono seduti al tavolo. Arriva anche Monica, l'estetista del negozio accanto. "I miei figli hanno solo amici extracomunitari. Uno ha 14 anni, l'altro 12. Vanno in giro sempre con due romeni e due africani. A Coccaglio sono tantissimi. Io però non voglio che escano con questi. È razzismo questo?". Ma una ragione vera non c'è. "Mi chiede perché? Perché no. Non mi va. Non mi vanno nemmeno i loro genitori".

Mentre nel paese si discute e si commenta, l'amministrazione ha scelto il silenzio. Il segretario della Lega Nord Umberto Bossi dice che "il Comune ha applicato la legge, anche se non c'era bisogno di chiamare l'operazione "White Christmas", si poteva chiamare "Natale controllo della regolarità". E il sindaco Franco Claretti e l'assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi, "leghisti dalla fondazione del partito", preferiscono non commentare. "Aspettiamo che Maroni riferisca in Parlamento, poi faremo anche qui una conferenza stampa" dice l'unico rappresentante in municipio dell'amministrazione, l'assessore alle politiche sociali Agostino Pedrali. "Da quando ci siamo insediati, a giugno, abbiamo speso più per gli stranieri che per gli italiani: 89mila euro contro 43mila". "Solo propaganda - replica il capogruppo del centrosinistra, Claudio Rossi - Su 150 alloggi da assegnare, solo due sono andati a stranieri".

Sui controlli in nome del Natale che hanno fatto indignare la politica e i cattolici, il presidente della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco, di nuovo ha spiegato che "la Chiesa ha nel suo dna più profondo, sull'esempio della luce di Gesù Cristo, il tema dell'accoglienza, del dialogo. Questo non significa, assolutamente, andare contro la sicurezza, altro diritto e dovere di tutti cittadini". Per trovare un po' di dialogo basta spostarsi poco più in là, alla periferia del paese, in via Mattei, al bar tabaccheria May Day. In centro lo chiamano il "bar dei kosovari", ma a versare grappa e litigare con la macchinetta del caffè c'è Andrea Cavallini, "purissimo bresciano", la moglie, clienti italiani, albanesi, macedoni e kosovari. "Lavorano tutti, chi fa l'operaio, chi il muratore. Tutti in regola e lavoratori. Ma da qualche settimana sono tutti a spasso. I cantieri sono fermi per la crisi". Andrea, che è amico e un po' il padre di tutti i ragazzi slavi, si è tenuta la tabaccheria e ha ceduto a loro il bar. "A me l'iniziativa non è piaciuta. Ma il metodo è terribile. Ti spediscono una lettera, se non rispondi entrano in casa, vedono se hai clandestini. Si faceva così ai tempi del Duce, lo faceva anche Stalin. Vogliamo tornare lì?". Se chiedi ai giovani kosovari dell'operazione "White Christmas" smettono di giocare a calcio balilla e spengono i sorrisi.

"Il problema non sono i controlli e nemmeno il nome - dice Mergan - è il momento. Perché ora c'è il rischio che con la perdita di lavoro si perda anche la possibilità di rinnovare i documenti. È vero, c'è il sussidio di disoccupazione. Ma si può chiedere una sola volta. Poi, dopo, cosa si fa con la moglie e i figli che sono nati qui, a Coccaglio". Mergan ha 38 anni, è arrivato in provincia di Brescia undici anni fa, si è sposato e ha ora quattro ragazzi. La sua è la storia di tanta immigrazione, impiegata nei cantieri edili tra Bergamo e Brescia, alla Scab che produce mobili, alla Bialetti delle famose caffettiere, nelle tante officine meccaniche. "Non lavoro da mesi - dice Megan - . Sono gli italiani a non chiamarmi più. Se va avanti così, e poi un giorno vengono a farmi un controllo, cosa succede?".

fonte : http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/viaggio-paese/viaggio-paese.html
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Immigrati, crescita continua 4,8 milioni i nuovi italiani

Dal Rapporto Ismu 2009 il volto sempre più multietnico del Paese
500mila presenze in più rispetto al 2008, diminuiscono gli irregolari
Immigrati, crescita continua 4,8 milioni i nuovi italiani
L'integrazione è maggiore tra le donne e nelle città di provincia
A scuola 200mila studenti di cittadinanza straniera ma nati qui
di VLADIMIRO POLCHI


ROMA - Cresce il popolo dei "nuovi italiani", diminuisce l'esercito degli irregolari. Al 1° gennaio 2009 gli immigrati in regola toccano quota 4,8 milioni: mezzo milione in più rispetto al 2008. Diminuiscono invece gli irregolari: dai 651mila del 2008 ai 422mila del 2009 (229mila in meno). Non solo. Nonostante la crisi economica, aumenta l'occupazione straniera: 222mila assunti in più quest'anno.

L'identikit del più integrato? E' donna, coniugata (specie se con un italiano), ha figli; è in Italia da molto tempo; vive con i suoi familiari e in autonomia abitativa; mantiene pochi legami con il Paese d'origine. La provincia più accogliente è Trento, seguita da Massa-Cararra, Chieti, Modena e Ravenna.

A scattare l'ultima fotografia del pianeta immigrazione è il XV "Rapporto nazionale sulle migrazioni 2009" della Fondazione Ismu. Al rapporto, si accompagna quest'anno il volume Indici di integrazione: un'indagine su 12mila immigrati residenti in 32 città, effettuata tra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009.

Chi sono oggi i "nuovi italiani"? La nazionalità più numerosa resta quella romena con 968mila presenze (21% del totale), seguita dall'albanese e dalla marocchina (538mila e 497mila). I musulmani sono 1,2 milioni a fronte di 860mila cattolici. Sul lavoro, nonostante la crisi economica, si registra un aumento dell'occupazione immigrata pari a 222mila nuovi assunti. Cresce però contestualmente anche la disoccupazione, che si attesta al 10,5%.

Gli effetti della crisi si fanno sentire poi sulle rimesse: 1,48 miliardi sono gli euro spediti nel I trimestre 2009, il 4,7% in meno rispetto al I trimestre del 2008. Resta positivo il contributo dell'immigrazione sui conti pubblici italiani: il rapporto Ismu evidenzia infatti come al netto delle imposte pagate, un italiano riceve in media 1.800 euro in più l'anno (soprattutto grazie a benefici legati all'anzianità, cioè le pensioni) rispetto a un immigrato. E il futuro? Rivedendo le previsioni Istat, l'Ismu prevede per il 2030 un totale di 8,3 milioni di residenti stranieri (quasi un raddoppio rispetto a oggi).

Aumentano le seconde generazioni. Nell'anno scolastico 2007/2008 si contano 200mila studenti senza cittadinanza italiana, ma nati in Italia. Cresce, su un altro fronte, il numero degli immigrati in carcere: a metà 2009 su 63.981 detenuti 23.696 sono stranieri, mentre a fine dicembre 2008 gli stranieri erano 21.562 (su 58.127). Secondo l'Ismu, la criminalità aumenta nelle realtà territoriali dove gli immigrati hanno bassi redditi e vengono impiegati come manodopera non qualificata e irregolare.

Qual è il grado d'integrazione della popolazione straniera in Italia? Un'indagine ad hoc (coordinata dalla Fondazione Ismu), che ha coinvolto 12mila immigrati, rivela che le più integrate sono le donne; i coniugati (specie se con italiani) che hanno figli; coloro che hanno un'istruzione elevata e redditi abbastanza alti; quelli che sono in Italia da molto tempo (in buona parte da oltre 15 anni); gli stranieri che vivono con i loro familiari, in autonomia abitativa e che mantengono pochi legami di relazioni e di aiuto economico (rimesse) con il Paese d'origine.

Il gruppo maggiormente integrato è quello proveniente dall'America Latina, con un punteggio medio di 0,54 lungo una scala che varia da 0 (assenza d'integrazione) a 1 (livello massimo), seguito dall'Europa dell'Est (0,51). L'Asia è invece in ultima posizione (0,47). Per quanto riguarda le nazionalità, al primo posto della classifica dei più integrati troviamo i brasiliani (0,57), i dominicani (0,55) e gli albanesi (0,54). Infine la religione: il punteggio più elevato rispetto all'indice d'integrazione è raggiunto dai copti (0,55), seguiti dai cattolici (0,53) e da coloro che non praticano nessuna religione (0,53).

Dal punto di vista economico, la ricerca dimostra come i redditi degli immigrati aumentano col crescere degli anni di presenza in Italia. Inoltre quanto più è stabile lo status giuridico, tanto più agevole è il percorso d'integrazione economica: la maggior parte degli irregolari (31,8%) guadagna tra i 600 e gli 800 euro al mese, mentre chi ha un permesso di lunga durata guadagna tra i 1.000 e 1.200 euro.

Sul piano territoriale, nelle province della Lombardia, Emilia Romagna e Triveneto si registrano i livelli più elevati d'integrazione economica (i corrispondenti valori medi dell'indice sono 0,59 per Ravenna, 0,58 per Trento e Padova, 0,57 per Milano).

Il profilo del meno integrato è invece declinato al maschile. Si tratta di immigrati che hanno minori vincoli familiari, un reddito abbastanza contenuto, un livello d'istruzione relativamente modesto, un'anzianità migratoria bassa e condividono l'abitazione con altri soggetti (parenti o amici).

fonte http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/rapporto-ismu-09/rapporto-ismu-09.html
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