Il video della giovane donna, che tiene in braccio il figlio e si scaglia contro gli stranieri presenti, è tra i più cliccati su Youtube
foto Da video
16:06 - L'ultima "star" di Youtube è una madre britannica di 34 anni. Si chiama Emma West e un suo video shock sta facendo il giro del mondo. La donna è stata ripresa con un telefonino mentre tiene in braccio il figlio e aggredisce verbalmente i passeggeri di un tram con violenti commenti razzisti sulla linea Croydon-Wimbledon, a sud di Londra.
Visibilmente infastidita dai tanti lavoratori stranieri a bordo del tram, inizia ad insultare tutti ad alta voce: "Tornate nei vostri Paesi...nessuno di voi è inglese. ..tornate da dove siete venuti, state rovinando la mia Gran Bretagna".
Ed è solo l'inizio del discorso confuso e pieno di volgarità pronunciato dalla giovane donna che, nello scioccante filmato, condisce il tutto con parolacce e insulti razzisti. In un primo momento nessuno sembra prestarle attenzione, poi qualcuno reagisce alle pesanti esternazioni razziste, in primis una donna di colore che dice: "Nessuno di voi inglesi vuole lavorare... se non fossimo venuti qui, voi non avreste gente per lavorare, noi dobbiamo fare il vostro lavoro".
Per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia ferroviaria britannica che ha arrestato la donna e avviato un'indagine. L'accusa nei suoi confronti è di "reato contro l'ordine pubblico aggravato da discriminazione razziale".
ECCO IL VIDEO SHOCK:
http://www.tgcom24.mediaset.it/
L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..
giovedì 1 dicembre 2011
domenica 27 novembre 2011
Un immigrato che muore nella casa del sindaco di 12mq
A Torino è morto bruciato un tunisino , abitava in una mansarda nel centro di Torino .
Il povero tunisino si pensa abbia acceso una stufa elettrica in quanto la mansarda non poteva essere riscaldata a sufficienza. Quando arrivarono i vigili del fuoco trovano la mansarda tutta bruciata e il povero tunisino non ha potuto salvarsi.
La casa , di12 metri quadrati , è di un sindaco di Nichelino ,una cittadina in provincia di Torino.
Il tunisino era clandestino e difficilmente si potrà capire se la casa era abitabile o no .
mercoledì 23 novembre 2011
Alluvione a Genova, tra i volontari molti immigrati
di Marco Foglietti
Forse per ringraziamento verso il Paese che li ha ospitati, forse perché la loro cultura li spinge ad aiutare il vicino nei momenti di difficoltà, più di quanto facciamo noi. O forse per un semplice ma nobile sentimento di solidarietà. Qualunque sia la ragione, una cosa è certa: tra i volontari impegnati in queste ore nella Genova alluvionata la presenza degli immigrati è sempre più considerevole.
Armati delle sole braccia e scavando a mani nude nel fango, si mischiano a Vigili del Fuoco e Protezione Civile in cerca di una mano da stringere e una vita da salvare, ricordando magari, che qualche mese fa quella mano era di un siciliano di una lontana e minuscola isola mediterranea.
In questi ultimi anni Genova ha dimostrato di essere un esempio di civiltà e di ospitalità, accogliendo e dando lavoro a numerosi immigrati, ben cinquantamila. Forte, soprattutto, la presenza di ecuadoriani, ma anche di albanesi e marocchini. Oggi sono però loro a restituire il favore. La migliore risposta all’ondata xenofoba che rischiava di travolgere – questa volta metaforicamente – Genova. Subito si erano levate, infatti, grida di indignazione dopo la notizia degli sciacallaggi da parte di una sparuta minoranza di immigrati, avvenuti nel marasma generale del dopo alluvione.
Oggi, in questo clima di angoscia per quelle vite spezzate e per l’incubo di nuove esondazioni, l’unica speranza è quel sentimento fraterno che sta impegnando senza tregua una città intera. Quel dipendere dalle vite altrui deve essere inteso come l’inizio di un nuovo status sociale, stavolta però, non fine a se stesso, non più a tempo determinato. Nella tristezza è confortante pensare che, per l’ennesima, volta la natura ci ha messo di fronte a un bivio: continuare così o voltare pagina senza più pause, senza dover aspettare un’altra tragedia che ci ricordi che siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Forse per ora, per riconoscenza o per cultura, per ringraziamento o per solidarietà, chi lo ha capito sono loro, che con un semplice gesto hanno abbattuto le barriere mentali che separano il “noi” dal “loro”, dando esempio di cittadinanza mondiale, ma allo stesso tempo arricchendo in termini di cultura e di sensibilità una città, una nazione, che oggi sa che può contare anche su di loro.
fonte http://frontierenews.it/2011/11/alluvione-a-genova-tra-i-volontari-molti-immigrati/
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Forse per ringraziamento verso il Paese che li ha ospitati, forse perché la loro cultura li spinge ad aiutare il vicino nei momenti di difficoltà, più di quanto facciamo noi. O forse per un semplice ma nobile sentimento di solidarietà. Qualunque sia la ragione, una cosa è certa: tra i volontari impegnati in queste ore nella Genova alluvionata la presenza degli immigrati è sempre più considerevole.
Armati delle sole braccia e scavando a mani nude nel fango, si mischiano a Vigili del Fuoco e Protezione Civile in cerca di una mano da stringere e una vita da salvare, ricordando magari, che qualche mese fa quella mano era di un siciliano di una lontana e minuscola isola mediterranea.
In questi ultimi anni Genova ha dimostrato di essere un esempio di civiltà e di ospitalità, accogliendo e dando lavoro a numerosi immigrati, ben cinquantamila. Forte, soprattutto, la presenza di ecuadoriani, ma anche di albanesi e marocchini. Oggi sono però loro a restituire il favore. La migliore risposta all’ondata xenofoba che rischiava di travolgere – questa volta metaforicamente – Genova. Subito si erano levate, infatti, grida di indignazione dopo la notizia degli sciacallaggi da parte di una sparuta minoranza di immigrati, avvenuti nel marasma generale del dopo alluvione.
Oggi, in questo clima di angoscia per quelle vite spezzate e per l’incubo di nuove esondazioni, l’unica speranza è quel sentimento fraterno che sta impegnando senza tregua una città intera. Quel dipendere dalle vite altrui deve essere inteso come l’inizio di un nuovo status sociale, stavolta però, non fine a se stesso, non più a tempo determinato. Nella tristezza è confortante pensare che, per l’ennesima, volta la natura ci ha messo di fronte a un bivio: continuare così o voltare pagina senza più pause, senza dover aspettare un’altra tragedia che ci ricordi che siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Forse per ora, per riconoscenza o per cultura, per ringraziamento o per solidarietà, chi lo ha capito sono loro, che con un semplice gesto hanno abbattuto le barriere mentali che separano il “noi” dal “loro”, dando esempio di cittadinanza mondiale, ma allo stesso tempo arricchendo in termini di cultura e di sensibilità una città, una nazione, che oggi sa che può contare anche su di loro.

fonte http://frontierenews.it/2011/11/alluvione-a-genova-tra-i-volontari-molti-immigrati/
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