L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

sabato 5 novembre 2011

Alluvione Genova. Muore mamma albanese con due figlie

 Il papà albanese  in pochi secondi ha visto morire davanti ai suoi occhi tutta la sua famiglia, trovandosi in braccio il cadavere di sua figlia.  

Tra le vittime dell'alluvione di Genova anche una madre albanese di 28 anni si chiamava  Shpresa Djala e le sue piccole figlie piccole, Janissa Djala di un anno e  Gioia Djala di 8 anni .
La giovane madre ha provato a salvare le piccole ma non è servito a nulla .
Condoglianze per questa grande tragedia naturale che sta colpendo la città di Genova , dove l'acqua e il  fango sta distruggendo tutto quello che trova davanti.
Il papà albanese  in pochi secondi ha visto morire davanti ai suoi occhi tutta la sua famiglia, trovandosi in braccio il cadavere di sua figlia.

Flamur, il papà che si è trovato la figlia morta in braccio
Si è ritrovato di colpo con una bimba in braccio. Morta. Era sua figlia. In questo modo un padre albanese di una quarantina d'anni, Flamur Djala, ha avuto la tragica conferma che l'intera sua famiglia era annegata nell'androne di un palazzo di via Fereggiano, a Genova: la moglie Shpresa Djala, 28 anni, e le figlie Janissa Djala, di 1 anno, e Gioia, di 8 anni. A raccontare il suo dramma è uno dei suoi migliori amici. Flamur Djala non riesce a parlare, continua a piangere in un angolo, assistito dai suoi due fratelli. "Per lui la famiglia era tutta la sua vita - ha detto Martino -. Era una famiglia meravigliosa, lei era una donna fantastica. Lui viveva per i suoi bambini. Una famiglia di una volta, tipica dell'Italia degli Anni Cinquanta".




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venerdì 30 settembre 2011

E’ partita la caccia alle terre dell’Africa



Tecnicamente si chiama "land grabbing", accaparramento incontrollato delle terre. Per i più critici è semplicemente la svendita del Continente nero sotto forma di "neo-colonialismo".
Terminologie a parte, lo sfruttamento delle risorse naturali dell'Africa è un fenomeno che dura nei secoli ma che negli ultimi anni è in costante crescita. 
I protagonisti sono i governi locali, non molto sensibili alle esigenze delle comunità rurali, i colossi internazionali ed i Governi stranieri di mezzo mondo. In cima al podio Cina, Corea del Sud, India ed i paesi ricchi del Golfo. 
 
Si calcola che dal 2001 ad oggi circa 227 milioni di ettari di terra (pari all'intera Europa nord-occidentale) siano stati venduti, affittati o permangono sotto negoziato.
 
In pericolo ci sono le comunità più povere che perdono case e mezzi senza ricevere un adeguato sistema di ricompense. E' quanto emerge da un recente rapporto di Oxfam Italia, dal titolo "La nuova corsa all'oro", elaborato insieme ad altre Ong riunite nella Land Matrix Partnership. 
 
Spiega la portavoce Elisa Bacciotti in un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore: "Non si tratta spesso di land grabbing, ma dietro le acquisizioni si cela spesso un fenomeno. La scarsa trasparenza e la segretezza che circonda le compravendite di terra rendono difficile calcolare i numeri". 
 
Secondo i dati di Oxfam Italia, su 1.100 accordi relativi all'acquisizione di 67 milioni di ettari, il 50% è avvenuto in Africa (più del 70% a fini agricoli). Il trend è aumentato a partire dal 2008, con rincari vertiginosi delle commodities alimentari. 
 
Sempre Elisa Bacciotti spiega che questi fattori provocano "una crescente insicurezza alimentare di alcuni Stati, una domanda crescente per i bio-carburanti, uniti alla necessità di effettuare investimenti sicuri in una risorsa dal sicuro aumento di valore come la terra e al cambiamento climatico che riduce la quantità e la qualità di terreni coltivabili". 
 
Ma quali sono le risorse che producono le potenze straniere? Per esempio il Qatar dispone di ingenti fondi derivanti dalla vendita di gas, ma sulla sua superificie possiede solo l'1% di terreni fertili. L'acquisto di 40 mila ettari in Kenya destinati ai cereali e di lande in Sudan per grano e riso, seguono un disegno preciso. 
 
L'Arabia Saudita, per conservare le sue scarse risorse idriche, ha scelto di affittare mezzo milione di ettari di terre in Tanzania. Durata del contratto: 99 anni. 
 
Il nuovo Sudan del Sud è stato subito preso di mira dal "land grabbing": tra il 2007 ed il 2010 società straniere, Governi e privati si sono impossessati di 2,6 milioni di ettari di terreno da destinare ad agricoltura, biofuel e legname. Un'area grande quanto il Rwanda, il 10% di un paese dove la malnutrizione raggiunge vette drammatiche. 
 
Anche l'Etiopia, coinvolta nella recente grave crisi alimentare del Corno d'Africa, sta utilizzando alcune delle sue terre più fertili per concessione ad investitori stranieri e per produrre cereali da esportazione. 
 
Il valore finanziario è fondamentale, come precisa Lorenzo Cotuladell'International Institute for environment and development:"Crescita demografica e cambiamenti nei consumi a livello globale tenderanno a far aumentare i prezzi delle agricultural commodities e quindi le aspettative di guadagno del settore agricolo". La Cina ne è consapevole. 
 
Nel 2008 ha comprato 107 mila ettari di terra in Zimbawe e ha trasferito 10.000 lavoratori in Mozambico per incrementare la produzione di riso.

http://www.agoravox.it/E-partita-la-caccia-alle-terre.html
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giovedì 29 settembre 2011

Bambina down assente nella foto-ricordo della scuola

A volte ci si chiede con stupore mista ad amarezza se è possibile che, nel 2011, a scuola, degli insegnanti - che sono poi, anche educatori - possano agire in modo da manifestare pregiudizi verso un bambino "diversamente abile"...
Possiamo augurarci che le motivazioni addotte dai docenti stessi in merito alla questione che ora esporremo, siano vere e che alla base non ci sia un comportamento sbagliato frutto di una convinzione ancora più sbagliata.
Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi c'è un articolo su una bambina di Senise (Potenza), affetta da Sindrome di Down, che, a parere dei genitori, è stata vittima di una "scorrettezza" da parte degli insegnanti della scuola elementare da lei frequentata l'anno prima (la piccola frequenta attualmente la prima media).
In cosa consiste la scorrettezza?
 
Come sempre accade in ogni scuola, a fine ciclo di studi (ma anche a fine anno scolastico) ogni classe si fa scattare una foto-ricordo, che poi viene incorniciata e donata all'alunno e alle famiglie, in memoria della propria classe, dei compagni e dei maestri avuti per 5 anni.
 
Anche alla bimba è stata data una bella foto con i compagnetti... ma quale stupore ha colto i genitori quando casualmente hanno coperto, tempo dopo, che la loro figlioletta non compariva nelle foto-ricordo in possesso degli altri scolari della stessa classe; insomma, le foto erano diverse!
 
Ovviamente, la cosa è stata fatta presente agli ex-insegnanti della bambina, i quali si sono giustificati in questo modo: "nella foto data alla bimba non tutti i bambini son venuti bene, quindi si è pensato di rifarne un'altra; ma il giorno in cui è stata scattata la seconda foto, l'alunna non era presente a scuola, di conseguenza non compare in foto; ci dispiace se abbiamo agito con superficialità, ma non c'è stata malafede". Questa, in poche parole, la posizione dei docenti.
 
Qualcuno potrà crederci e pensare che davvero si sia trattato di una svista; qualcun altro scuoterà il capo con disapprovazione, pensando che ci troviamo ancora una volta davanti all'ennesimo caso di un'integrazione "mutilata" dei diversamente abili.
 
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