di Massimo Donadi
http://www.ilfattoquotidiano.it
Dopo quanto accaduto ieri a Genova, Roberto Maroni deve dimettersi perché “inadeguato” a guidare un dicastero così importante e strategico come il ministero dell’Interno. Le immagini ed i filmati parlano chiaro. Una serata di paura e di follia, una notte di guerriglia, una città messa a ferro e fuoco e tanta paura tra gli spettatori inermi, tra cui 1000 pulcini della scuola calcio.
Ieri sera, la sicurezza ha fatto flop. Nessuno, per favore, a cominciare dal ministro Maroni, parli di fatti imprevedibili. Lunedì, due giorni prima, la polizia serba avevano inviato ai colleghi italiani un rapporto riservato in cui si preannunciava l’arrivo di 300-400 ultrà serbi con l’obiettivo infiltrarsi tra gli altri tifosi e mandare all’aria la partita. La pericolosità dei ‘tifosi’ serbi è nota in tutta in tutta Europa. Sono organizzati in gruppi paramilitari ed hanno avuto ruoli terribili nel corso delle guerre balcaniche. Il nome del comandante Arkan fa ancora tremare. Nonostante tutto questo è stato permesso loro di entrare in Italia. Nonostante il rapporto dettagliato della polizia serba, nonostante le nostre autorità fossero state allertate, il ministro dell’Interno non ha ritenuto opportuno e doveroso mettere in campo stringenti misure di sicurezza. Solo la professionalità delle forze dell’ordine ha impedito incidenti ancora più gravi e vittime innocenti.
Di cosa staremmo a parlare oggi se anche solo uno dei nostri concittadini avesse pagato per questa assurda notte di follia? Come è potuto accadere che ultrà segnalati dalla polizia e conosciuti in tutt’Europa siano entrati nello stadio armati fino ai denti, con coltelli, fumogeni e tronchesi per tagliare comodamente le reti?Ai tifosi italiani, come era giusto che fosse, è stata imposta la tessera del tifoso e sono sottoposti ogni domenica a controlli rigorosi e severi per accedere negli stadi. Ogni domenica, migliaia di poliziotti sono impegnati nei nostri stadi per far sì che il calcio, lo spettacolo più bello del mondo, possa svolgersi nella più totale serenità ed incolumità di migliaia di tifosi e famiglie appassionate. Cosa è successo ieri sera? Chi ha sottovalutato l’arrivo di 400 pericolosissimi ultras? Vogliamo la verità, vogliamo che siano accertate le responsabilità di ciascuno. A cominciare da quelle del ministro Maroni.
L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..
giovedì 14 ottobre 2010
martedì 12 ottobre 2010
Tifosi serbi fermano la partita Italia - Serbia
La vergogna di Marassi: solo un serbo affossa un serbo
Contro i gay, contro il Kosovo indipendente, contro gli italiani, i croati, i musulmani. Contro loro stessi. I nazionalisti serbi scrivono un’altra pagina di imbecillità e intolleranza allo stadio Marassi di Genova. Dalle tigri di Zeljko Raznjatovic detto Arkan, capo ultras prima e criminale di guerra poi, poco è cambiato nel paese che ancora vanta come eroi nazionali Karadzic e Mladic. Un paese che dovrebbe, per cultura e tradizione, aspirare all’Europa e invece si crogiola nella sua presunta unicità con sfoggi delinquenziali.
Della sera di Genova resterà un tizio con il passamontagna nero in testa che fa i suoi porci comodi in curva ospiti alla guida delle masse cetniche. Resterà lo spettacolo disgustoso dei giocatori serbi che vanno sotto la curva ad applaudire i loro fan mostrando il tre, simbolo della Grande Serbia. Resterà l’immancabile tocco di barzelletta a cura dei nostri telecronisti che scambiano il segno dei nazionalisti (le tre esse: solo un serbo aiuta un serbo) per un ipotetico 3-0 a tavolino. Resterà la penosa giustificazione di Dejan Stankovic: li volevamo calmare, non li abbiamo applauditi (sì, Dejan, c’è la prova tv). Resterà la sintesi, molto terra terra, del nostro portiere: non c’avevo voglia di prendere un fumogeno in faccia.
Dispiace per chi non c’entra ma qui c’entra troppa gente, come quando c’era la guerra in Jugoslavia. E allora l’unica è fare come agli Europei del 1992. Non 0-3 a tavolino, non penalizzazione. Buttarli fuori dal torneo. E magari regalare al capoultras serbo un soggiorno premio a Marassi. Marassi il carcere, si intende, non lo stadio
fonte http://turano.blogautore.espresso.repubblica.it
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Contro i gay, contro il Kosovo indipendente, contro gli italiani, i croati, i musulmani. Contro loro stessi. I nazionalisti serbi scrivono un’altra pagina di imbecillità e intolleranza allo stadio Marassi di Genova. Dalle tigri di Zeljko Raznjatovic detto Arkan, capo ultras prima e criminale di guerra poi, poco è cambiato nel paese che ancora vanta come eroi nazionali Karadzic e Mladic. Un paese che dovrebbe, per cultura e tradizione, aspirare all’Europa e invece si crogiola nella sua presunta unicità con sfoggi delinquenziali.
Della sera di Genova resterà un tizio con il passamontagna nero in testa che fa i suoi porci comodi in curva ospiti alla guida delle masse cetniche. Resterà lo spettacolo disgustoso dei giocatori serbi che vanno sotto la curva ad applaudire i loro fan mostrando il tre, simbolo della Grande Serbia. Resterà l’immancabile tocco di barzelletta a cura dei nostri telecronisti che scambiano il segno dei nazionalisti (le tre esse: solo un serbo aiuta un serbo) per un ipotetico 3-0 a tavolino. Resterà la penosa giustificazione di Dejan Stankovic: li volevamo calmare, non li abbiamo applauditi (sì, Dejan, c’è la prova tv). Resterà la sintesi, molto terra terra, del nostro portiere: non c’avevo voglia di prendere un fumogeno in faccia.
Dispiace per chi non c’entra ma qui c’entra troppa gente, come quando c’era la guerra in Jugoslavia. E allora l’unica è fare come agli Europei del 1992. Non 0-3 a tavolino, non penalizzazione. Buttarli fuori dal torneo. E magari regalare al capoultras serbo un soggiorno premio a Marassi. Marassi il carcere, si intende, non lo stadio
fonte http://turano.blogautore.espresso.repubblica.it
Le Cie in Italia - Centri di identificazione in Italia
29 strutture per accoglienza immigrati in Italia, 7.653 posti, 13 i Cie
Sono complessivamente 29 le strutture per l'accoglienza degli immigrati presenti in Italia, per un totale di 7.653 posti a disposizione. Dai dati pubblicati sul sito internet del Viminale emerge che di queste 13 sono Centri di identificazione ed espulsione (Cie), con 1.920 posti disponibili; 7 sono Centri di accoglienza (Cda, quello di Bari e' anche Cara, mentre quelli di Lampedusa e Cagliari sono anche Centri di prima accoglienza) con 4.200 posti, 5 sono i Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) che possono ospitare 998 immigrati. A questi si aggiungono altri quattro centri, tutti in provincia di Trapani, che sono sia Cda sia Cara, per un totale di 535 posti a disposizione. Ecco nel dettaglio dove sono i centri e come sono divisi.
- CIE Bari (Bari Palese) 196 posti Brindisi (localita' Restinco) 83 Bologna (caserma Chiarini) 95 Caltanissetta (Pian del Lago) 96 Lamezia Terme (contrada Spano') 75 Crotone (localita' Sant'Anna) 124 Gradisca d'Isonzo (via Palmanova) 248 Lampedusa (base Loran C) 200 Milano (via Corelli) 132 Modena (localita' S.Anna) 60 Roma (Ponte Galeria) 364 Torino (corso Brunelleschi) 204 Trapani (Serraino Vulpitta) 43 - CDA Bari (Cda/Cara Bari palese) 994 Brindisi (localita' Restinco) 128 Caltanissetta (Pian Del Lago) 360 Crotone (localita' Sant'Anna) 978 Foggia (borgo Mezzanone) 716 Lampedusa (localita' Imbriacola) 804 Cagliari Elmas (aeroporto militare) 220
- CARA Caltanissetta (Pian del Lago) 96 Crotone (localita' Sant'Anna) 256 Foggia (borgo Mezzanone) 198 Gradisca d'Isonzo (via Palmanova) 138 Trapani (Salina Grande) 310
- CDA + CARA Trapani (Mazara del Vallo) 100 Trapani (Valderice) 200 Trapani (Marsala) 114 Trapani (Castelvetrano) 121.
fonte dati Ansa.it
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Sono complessivamente 29 le strutture per l'accoglienza degli immigrati presenti in Italia, per un totale di 7.653 posti a disposizione. Dai dati pubblicati sul sito internet del Viminale emerge che di queste 13 sono Centri di identificazione ed espulsione (Cie), con 1.920 posti disponibili; 7 sono Centri di accoglienza (Cda, quello di Bari e' anche Cara, mentre quelli di Lampedusa e Cagliari sono anche Centri di prima accoglienza) con 4.200 posti, 5 sono i Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) che possono ospitare 998 immigrati. A questi si aggiungono altri quattro centri, tutti in provincia di Trapani, che sono sia Cda sia Cara, per un totale di 535 posti a disposizione. Ecco nel dettaglio dove sono i centri e come sono divisi.
- CIE Bari (Bari Palese) 196 posti Brindisi (localita' Restinco) 83 Bologna (caserma Chiarini) 95 Caltanissetta (Pian del Lago) 96 Lamezia Terme (contrada Spano') 75 Crotone (localita' Sant'Anna) 124 Gradisca d'Isonzo (via Palmanova) 248 Lampedusa (base Loran C) 200 Milano (via Corelli) 132 Modena (localita' S.Anna) 60 Roma (Ponte Galeria) 364 Torino (corso Brunelleschi) 204 Trapani (Serraino Vulpitta) 43 - CDA Bari (Cda/Cara Bari palese) 994 Brindisi (localita' Restinco) 128 Caltanissetta (Pian Del Lago) 360 Crotone (localita' Sant'Anna) 978 Foggia (borgo Mezzanone) 716 Lampedusa (localita' Imbriacola) 804 Cagliari Elmas (aeroporto militare) 220
- CARA Caltanissetta (Pian del Lago) 96 Crotone (localita' Sant'Anna) 256 Foggia (borgo Mezzanone) 198 Gradisca d'Isonzo (via Palmanova) 138 Trapani (Salina Grande) 310
- CDA + CARA Trapani (Mazara del Vallo) 100 Trapani (Valderice) 200 Trapani (Marsala) 114 Trapani (Castelvetrano) 121.
fonte dati Ansa.it
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