L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..

lunedì 2 marzo 2009

Lutto nazionale per la famiglia abanese - Famiglia distrutta a Firenze

La madre, di origine albanese, e i ragazzini di 13 e 14 anni sono rimasti sotto le macerie
Il padrone di casa, che viveva al piano terra, si salva. Ma le sue condizioni sono gravi
Esplode una palazzina nel Mugello
Morti una donna e i suoi due figli
La strage per una fuga di gas. Il magistrato: accertamenti sull'innesco
I familiari delle vittime denunciano: "Tragedia che si poteva evitare


FIRENZE - Esplode una palazzina a Barberino del Mugello, in provincia di Firenze, e sotto le macerie muoiono una donna e i suoi due figli, Angelina Gonai, albanese, 37 anni, Dorina di 14 e Dorian di 13 anni. Si è invece salvato il padrone di casa, Tommaso Mengoni, 38 anni. E' stato soccorso,ora è ricoverato all'ospedale fiorentino di Careggi e i medici parlano di condizioni gravi: ha riportato ustioni su buona parte del corpo.

L'esplosione è avvenuta pochi minuti dopo le 8. Sembra che all'origine ci sia stata una fuga di gas, molto probabilmente causata dalla stufa a metano che si trovava al piano terra, nell'appartamento di Mengoni. "E' stata come l'esplosione di una bomba. Sono uscito e ho trovato Tommaso riverso in strada, ustionato. Era cosciente e mi ha chiesto aiuto, ho chiamato il 118", racconta un vicino.

Dopo la deflagrazione, il solaio è crollato, travolgendo l'appartamento al piano superiore, dove viveva la famiglia albanese. Poi si è sviluppato un incendio e le fiamme hanno ostacolato a lungo l'intervento dei vigili del fuoco. Ci sono volute tre ore prima che i soccorritori riuscissero a estrarre i corpi.

I parenti delle vittime hanno riferito che il capofamiglia, Gezim Gonai, proprio in questi giorni era tornato in Albania perché aveva perso il lavoro. Lui è muratore, mentre la moglie lavorava in un ristorante a Barberino. I Gonai, originari della città albanese di Scutari, al confine con il Montenegro, vivevano da dieci anni a Barberino ed erano benvoluti dalla gente del posto.

"Quest'incidente si poteva evitare", denunciano i familiari, parlando a SkyTg24. E ora puntano il dito contro Mengoni: "Lui è uno fuori di testa, un drogato, fino alle 4 di mattina teneva la musica, il televisore, a volume alto. E' lui il motivo della tragedia". Anche il sindaco di Barberino del Mugello, Gian Piero Luchi, parla di "un personaggio un po' particolare, in passato c'erano stati piccoli incidenti".

"La signora albanese - racconta Luchi - aveva avvertito puzza di gas e lei stessa ha dato l'allarme". Colombo Gonai, un familiare, sostiene che non è la prima volta che nell'abitazione del trentottenne si verificano incidenti di questo tipo: in passato ci sarebbero già stati tre casi, tra incendi e fughe di gas.

(1 marzo 2009)
fonte : http://www.repubblica.it/
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martedì 24 febbraio 2009

In Italia, 165 mila imprenditori immigrati


Dagli allevatori agli agricoltori (circa 2.500), dall'edilizia al commercio, dalla gestione di phone center fino alla creazione di piccole case di moda. Un universo molto variegato quello dei 165 mila immigrati che gestiscono un'impresa nel nostro Paese: una ogni 33 aziende registrate in Italia. Fenomeno recentissimo, se si pensa che l'85% di queste attivita' e' stato avviato dopo il 2000 mentre, prima di quella data, era attivo solo il 15%. Sono alcuni dati che emergono dal volume "ImmigratImprenditori. Analisi del fenomeno. Analisi, storie e prospettive" realizzato dalla Fondazione Ethnoland, con il supporto dei redattori del "Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes", presentato a Roma.

Dal 2003 a oggi il numero delle imprese straniere e' triplicato: si e' passati infatti da 56.421 unita' alle 165.114 censite nel giugno 2008. Una crescita tanto piu' sorprendente se si pensa che tra gli italiani, in quest'ultimo periodo, la situazione e' stabile anzi, caratterizzata da una leggera flessione del numero delle aziende.

Particolarmente significativo e' il caso di alcune regioni del Nord dove l'iniziativa imprenditoriale degli immigrati sta facendo rivivere la situazione degli anni Sessanta e Settanta, con il boom delle piccole aziende create dai meridionali prima impiegati nelle grandi fabbriche.

La regione capofila dell'imprenditoria straniera, con 30 mila aziende, e' la Lombardia (solo in provincia di Milano sono piu' di 17 mila le imprese gestite da titolare straniero), seguita dall'Emilia-Romagna (20 mila), Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15 mila), Campania, Marche e Sicilia (4 mila). Settore trainante e' l'industria, con 83.500 aziende (50,6% del totale). Al suo interno prevale di gran lunga il comparto edile (64.500 aziende) seguito a distanza dal tessile (10 mila aziende) nel quale si sono posti in evidenza i cinesi. Il settore dei servizi e' distanziato di poco (77 mila aziende, pari al 46,9% del totale).

Tra le grandi collettivita', il Marocco e' maggiormente dedito al commercio (gestiscono infatti il 67,5% delle imprese attive in quel settore) e la Romania all'edilizia (piu' dell'80%) mentre la Cina si ripartisce tra l'industria manifatturiera (46%) e il commercio (44.6%).

Nel 2007, dagli imprenditori immigrati è arrivato un gettito fiscale pari a 5,5 miliardi.

"Chi si dichiara disponibile all'accoglienza di un'immigrazione di qualita' deve essere aiutato a capire che tale immigrazione si trova gia' sul posto- commenta Otto Bitjoka, presidente della

fondazione Ethnoland-. Bisogna adoperarsi perche' gli immigrati contino di piu' come lavoratori, come imprenditori e come cittadini. Superando la diffidenza nei confronti degli 'stranieri' bisogna abituarsi a pensare che convenienza economica e solidarieta' possono andare di pari passo".(Dires - Redattore Sociale)

24 febbraio 2009
fonte: http://www.dire.it/DIRE-WELFARE/in_italia.php?c=18784&m=10&l=it
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lunedì 2 febbraio 2009

Siamo medici, non siamo spie. Msf lancia un appello contro la Lega


Siamo medici, non siamo spie. Msf lancia un appello contro la Lega

Siamo medici, non siamo spie. Medici Senza Frontiere, l'organizzazione medico-umanitaria che dal 1971 presta soccorso ai malati di tutto il mondo, non ci sta a stare zitta di fronte all'ultima trovata della Lega. Come noto, i senatori del Carroccio hanno presentato un emendamento al pacchetto sicurezza in cui vorrebbero rendere obbligatoria per i medici la denuncia di eventuali pazienti clandestini. In sostanza, i leghisti vorrebbero sopprimere la norma del vecchio Testo Unico sull'immigrazione che sancisce il divieto di «segnalazione alle autorità» per il personale sanitario che si trovi a curare uomini e donne senza permesso di soggiorno.

Revocare questo divieto, come propone la Lega, significa in poche parole negare ai migranti il diritto alle cure e alla salute: nessuno straniero che si trovi illegalmente sul nostro territorio avrà più il coraggio di andare in un ospedale, considerandolo ormai l'equivalente di una caserma. Medici Senza Forntiere non esita a prospettare l'ipotesi di «una pericolosa marginalizzazione sanitaria di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva».

Per questo, Msf ha lanciato un appello in Rete in cui si chiede al Senato di fermare la follia leghista: all'appello hanno già aderito la Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri, la Federazione degli Infermieri e la Federazione delle Ostetriche, oltre a centinaia di associazioni della società civile. Lunedì è arrivata anche la firma del gruppo dei senatori del Pd, che il 3 febbraio vedranno arrivare in Aula proprio l'emendamento in questione. «Il Pd – spiega la capogruppo Anna Finocchiaro – crede nella Costituzione, che all'articolo 32 sancisce il diritto alla salute e alle cure per tutti, cittadini e non. Per questo – aggiunge – non si possono trasformare medici e infermieri in spie. I migranti che si accostano alla sanità pubblica hanno tutto il diritto di essere curati, a prescindere dalla loro condizione di clandestinità. Ciò tutela il loro fondamentale diritto alla salute e garantisce anche il più generale interesse della comunità alla salute collettiva. Di fatto dobbiamo purtroppo rilevare che il solo sospetto della denuncia ha fatto diminuire del 30 per cento il ricorso alle cure da parte degli immigrati, come ha denunciato Medici senza Frontiere. È una preoccupazione, questa, avanzata anche dall'Ordine dei medici. Auspichiamo un ravvedimento da parte della Lega. Ma se non ci fosse – conclude – daremo battaglia in Aula affinchè questo emendamento non venga approvato».

02 febbraio 2009

FONTE http://www.unita.it/news/80996/siamo_medici_non_siamo_spie_msf_lancia_un_appello_contro_la_lega
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