Un poliziotto spara ed uccide un senegalese, 5 ragazzi danno alle fiamme un clochard indiano: siamo tutti più sicuri?
Il Senato è impegnato a discutere il pacchetto sicurezza: norme severe, si dice, perchè si possa vivere più tranquilli. E allora via ai criteri più restrittivi per chi chiede la cittadinanza italiana, per chi, straniero, contrae matrimonio, per chi chiede di essere iscritto all’anagrafe. E ancora: permesso di soggiorno a punti, detenzione nei cpt prolungata fino a 18 mesi, reato di ingresso e soggiorno irregolare, criteri ancor più selettivi ed illogici per chi presenta richiesta del permesso di soggiorno di lungo periodo. Si va verso una inasprimento delle pene per chi favorisce l’ingresso non autorizzato sul territorio italiano ma ovviamente non vengono minimamente sfiorate quelle per chi sfrutta, per trarne ingiusto profitto, i migranti irregolari.
Nel pacchetto sicurezza, il ddl 733 che il Parlamento si appresta a votare, ce n’è anche per chi chiede di curarsi: un emendamento propone infatti di sopprimere la norma che impone il divieto di segnalazione di chi è irregolare per il personale delle strutture sanitarie.
Nessuna traccia invece di qualche riferimento agli episodi di razzismo che nel corso dell’ultimo anno si sono intensificati nel nostro paese.
Secondo una concezione pericolosamente diffusa, la sicurezza di alcuni passa attraverso la restrizione dei diritti di altri, l’intensificarsi delle tensioni sociali, l’annullamento del valore della vita.
Cosa sta avvenendo?
A Civitavecchia un poliziotto spara a brucia pelo contro un vicino di casa senegalese, infastidito dalla sua presenza e da quella di alcuni connazionali che sostavano nel giardino adiacente alla sua abitazione. Si trattava di un pericolosissimo ambulante, forse pericolosamente iscritto all’anagrafe, forse un potenziale aspirante alla cittadinanza italiana.
A Nettuno, sempre alle porte di Roma, un gruppo di ragazzi aggredisce un clochard indiano per poi cospargere il suo corpo di benzina e vederlo bruciare vivo. Fortunatamente Navtej se la caverà. Ma chissà, magari rendeva tutti noi più insicuri essendo scritto all’anagrafe o forse, prima o poi, avrebbe pericolosamente cercato di curarsi al Pronto Soccorso.
Non si è mai sicuri in questo mondo!
Quanto vale la vita di un migrante? Molto, se pensiamo al valore simbolico su cui, intorno alla figura dello straniero, del "negro", dello straccione, la politica sta costruendo il governo di questo paese. I migranti sono merce preziosa, la loro presenza serve a giustificare leggi che stanno rendendo non loro, ma tutti noi, meno liberi. I migranti sono cattivi, invadono, assaltano le nostre coste, stuprano la nostra gente, rubano il lavoro, le case ed i posti agli asili nido, spacciano e organizzano la criminalità: un governo che voglia recuperare l’autorità dello stato nazionale, messo in crisi dalla globalizzazione, non può certo fare a meno di questo nemico pubblico da agitare continuamente.
Ed intanto alle frontiere, nella strada, nei posti di lavoro, nei quartieri, la vita di molte e molti migranti vale zero. Sembra che ogni violenza su di loro possa trovare una giustificazione nel degrado e nelle tensioni in cui è immersa la nostra società: perchè non c’è sicurezza!
Chissà cosa ne pensa Navtej della sicurezza, chissà Chehari Behari Diouf cosa risponderebbe alla domanda, "Diouf, ti senti sicuro? Ci vorrebbe più Polizia?" se solo fosse ancora vivo, se solo propio un poliziotto non gli avesse sparato con un fucile a pompa per cancellare la sua presenza dal giardino vicino a casa.
Ieri pomeriggio sia a Nettuno che a Civitavecchia ci sono state mobilitazioni dei movimenti anti-razzisti, della comunità senegalese, dei cittadini delle due località.
A nessuno è saltato in mente di chiedere leggi più severe per tutti poliziotti padri di famiglia (con precedenti per aver picchiato anche la figlia), oppure per tutti i ragzzi sotto i trent’anni figli di famiglie per bene. Non ci saranno pacchetti sicurezza contro il razzismo, neppure ci saranno nuove possibilità per i tanti Navtej che trascorrono le notti ghiacciate di queste settimane sulle panchine delle stazioni delle periferie o delle metropoli.
Intanto il pacchetto sicurezza, con tutte le difficoltà che le sue disposizioni introdurranno, continuerà nel suo iter di approvazione, senza che nessuno di noi viva con un briciolo di sicurezza in più.
Nicola Grigion, Progetto Melitng Pot Europa
fonte http://www.meltingpot.org/articolo13935.html
L'ITALIA VISTA DAGLI STRANIERI..
lunedì 2 febbraio 2009
lunedì 19 gennaio 2009
Dagli immigrati quasi sei miliardi di tasse
MILANO - Gli immigrati imprenditori sono sempre di più: 165mila in tutta Italia, attivi soprattutto nell'edilizia e nel commercio, con marocchini e romeni nettamente in testa. Un po’ a sorpresa i cinesi sono indietro, ma le aziende straniere nel complesso danno lavoro a oltre mezzo milione di persone, sempre più italiani. E' la fotografia di un settore in continua espansione scattata dalla Fondazione Ethnoland. Dal loro studio emerge inoltre che il contributo degli immigrati allo Stato è notevole: poco meno di 5,9 miliardi dovuti soprattutto alle tasse sui redditi.
Secondo i dati di numerose istituzioni pubbliche e private che si occupano di immigrazione raccolti e pubblicati in un volume, il boom è evidente: dal 2003 al 2008 il numero di queste imprese, quasi sempre molto piccole, è triplicato. Non tutto il fenomeno si può però considerare sano: in molti casi gli immigrati devono aprire una partita Iva perché il datore di lavoro vuole alleggerire i vincoli da lavoro dipendente, ma la ricerca ha comunque individuato, oltre ai titolari di queste microimprese, circa 130mila “figure societarie” (soci veri e propri o persone che svolgono nell'azienda altre funzioni) e almeno 200mila dipendenti.
Sempre tenendo presente i dubbi di molti sindacalisti sulla reale vocazione imprenditoriale di molte aziende composte da una sola persona, il gruppo etnico più attivo appare quello marocchino con 28mila imprese attive (+27% rispetto al 2003), seguito dai romeni (23.500, +61%, il maggior tasso di crescita), con i cinesi solo terzi sulla stessa linea degli albanesi (18mila imprese, rispettivamente +24% e +48%). Il settore cardine dell'imprenditoria straniera è quello dell'edilizia (64mila aziende, 37% del totale), seguito dalle molte e diverse attività commerciali (57mila, 34%). E' la Lombardia la Regione dove sono attive più imprese 'straniere' (30mila), seguita dall'Emilia Romagna (20mila) e da Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto, con circa 15mila imprese ognuna. Tutte le altre Regioni sono sotto la soglia delle 4mila aziende, con un dato di sole mille imprese aperte in Puglia.
Notevole, secondo il rapporto, il contributo degli immigrati alle casse dello Stato italiano: il gettito totale 2007 dei lavoratori stranieri in Italia è stato di 5 miliardi e 887 milioni di euro, in gran parte dovuto ai versamenti Irpef di circa due milioni di lavoratori dipendenti. La ricerca, basandosi in questo caso su dati di Unioncamere e dell'Istituto Tagliacarne, afferma anche che è generato dagli immigrati il 9,2% del valore aggiunto, corrispondente a una quota di 122 miliardi di euro del Pil nazionale.
“Non va dimenticato che l'Inps - conclude Otto Bitjoka, presidente della fondazione Ethnoland, imprenditore camerunense che da trent'anni vive a Milano - ha accertato che gli immigrati assicurano annualmente cinque miliardi di euro di contributi previdenziali, mentre sono minimali percettori di prestazioni pensionistiche vista la loro giovane età media”.
(ANSA)
(16 gennaio 2009)
fonte http://temi.repubblica.it/metropoli-online/dagli-immigrati-quasi-sei-miliardi-di-tasse/
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Secondo i dati di numerose istituzioni pubbliche e private che si occupano di immigrazione raccolti e pubblicati in un volume, il boom è evidente: dal 2003 al 2008 il numero di queste imprese, quasi sempre molto piccole, è triplicato. Non tutto il fenomeno si può però considerare sano: in molti casi gli immigrati devono aprire una partita Iva perché il datore di lavoro vuole alleggerire i vincoli da lavoro dipendente, ma la ricerca ha comunque individuato, oltre ai titolari di queste microimprese, circa 130mila “figure societarie” (soci veri e propri o persone che svolgono nell'azienda altre funzioni) e almeno 200mila dipendenti.
Sempre tenendo presente i dubbi di molti sindacalisti sulla reale vocazione imprenditoriale di molte aziende composte da una sola persona, il gruppo etnico più attivo appare quello marocchino con 28mila imprese attive (+27% rispetto al 2003), seguito dai romeni (23.500, +61%, il maggior tasso di crescita), con i cinesi solo terzi sulla stessa linea degli albanesi (18mila imprese, rispettivamente +24% e +48%). Il settore cardine dell'imprenditoria straniera è quello dell'edilizia (64mila aziende, 37% del totale), seguito dalle molte e diverse attività commerciali (57mila, 34%). E' la Lombardia la Regione dove sono attive più imprese 'straniere' (30mila), seguita dall'Emilia Romagna (20mila) e da Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto, con circa 15mila imprese ognuna. Tutte le altre Regioni sono sotto la soglia delle 4mila aziende, con un dato di sole mille imprese aperte in Puglia.
Notevole, secondo il rapporto, il contributo degli immigrati alle casse dello Stato italiano: il gettito totale 2007 dei lavoratori stranieri in Italia è stato di 5 miliardi e 887 milioni di euro, in gran parte dovuto ai versamenti Irpef di circa due milioni di lavoratori dipendenti. La ricerca, basandosi in questo caso su dati di Unioncamere e dell'Istituto Tagliacarne, afferma anche che è generato dagli immigrati il 9,2% del valore aggiunto, corrispondente a una quota di 122 miliardi di euro del Pil nazionale.
“Non va dimenticato che l'Inps - conclude Otto Bitjoka, presidente della fondazione Ethnoland, imprenditore camerunense che da trent'anni vive a Milano - ha accertato che gli immigrati assicurano annualmente cinque miliardi di euro di contributi previdenziali, mentre sono minimali percettori di prestazioni pensionistiche vista la loro giovane età media”.
(ANSA)
(16 gennaio 2009)
fonte http://temi.repubblica.it/metropoli-online/dagli-immigrati-quasi-sei-miliardi-di-tasse/
Lavoro: immigrati, l'istruzione non paga
di ANSA
Bankitalia: effetto su retribuzioni 5 volte inferiore a italiani
(ANSA) - ROMA, 18 GEN - L'istruzione non paga gli immigrati. Per i lavoratori provenienti da Paesi meno sviluppati aver studiato conta poco ai fini retributivi. A dirlo e' una pubblicazione nella serie 'Temi di discussione' della Banca d'Italia: il rendimento sulle buste paga di anni passati sui banchi di scuola e' irrisorio e arriva ad essere fino a cinque volte piu' basso di quello raggiunto dai cittadini italiani. Si tratta di un rendimento stimabile in poco meno di un punto percentuale (0,8-0,9%) per ogni anno di scolarita'. Un valore largamente inferiore a quello generalmente stimato per i lavoratori del Belpaese, che si attesta tra il 5 ed il 6%. Il saggio analizza la relazione tra il livello di istruzione e la retribuzione conseguita su un campione di stranieri presenti in Lombardia tra il 2001 e il 2005 (circa 8mila sulla base della banca dati dell'Ismu) e provenienti da nazioni in via di sviluppo. Ad influenzare, ancor piu' in negativo, il salario e' poi lo status legale dell'immigrato. Gli irregolari hanno infatti una retribuzione inferiore di circa il 20% rispetto a quelli regolarmente presenti in Italia. Inoltre, il riconoscimento della cittadinanza italiana, a parita' di condizioni, si associa ad un salario dell'8% circa piu' elevato di quello di un immigrato con il solo permesso di soggiorno.(ANSA).
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Bankitalia: effetto su retribuzioni 5 volte inferiore a italiani
(ANSA) - ROMA, 18 GEN - L'istruzione non paga gli immigrati. Per i lavoratori provenienti da Paesi meno sviluppati aver studiato conta poco ai fini retributivi. A dirlo e' una pubblicazione nella serie 'Temi di discussione' della Banca d'Italia: il rendimento sulle buste paga di anni passati sui banchi di scuola e' irrisorio e arriva ad essere fino a cinque volte piu' basso di quello raggiunto dai cittadini italiani. Si tratta di un rendimento stimabile in poco meno di un punto percentuale (0,8-0,9%) per ogni anno di scolarita'. Un valore largamente inferiore a quello generalmente stimato per i lavoratori del Belpaese, che si attesta tra il 5 ed il 6%. Il saggio analizza la relazione tra il livello di istruzione e la retribuzione conseguita su un campione di stranieri presenti in Lombardia tra il 2001 e il 2005 (circa 8mila sulla base della banca dati dell'Ismu) e provenienti da nazioni in via di sviluppo. Ad influenzare, ancor piu' in negativo, il salario e' poi lo status legale dell'immigrato. Gli irregolari hanno infatti una retribuzione inferiore di circa il 20% rispetto a quelli regolarmente presenti in Italia. Inoltre, il riconoscimento della cittadinanza italiana, a parita' di condizioni, si associa ad un salario dell'8% circa piu' elevato di quello di un immigrato con il solo permesso di soggiorno.(ANSA).
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